..♠ INGLOURIOUS BASTERD ♠..

miele nel caffè

Oddio. 25 Febbraio 2009

 

I will literally be the old woman who lived in her shoes 22 Febbraio 2009

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Sono destinata a morire di stenti in modo romantico e bohémien a Parigi. I topi della metropolitana hanno più cibo di me. Dovrò vendere i miei vestiti a Barbès. Non ho di che vivere. Meno male che ho la casa, altrimenti dovevo trasferirmi sotto il Pont Neuf e il mio amante è pure partito qualche mese fa.

Il bancomat ha smesso di collaborare. Non preleva e non paga.

“Sono una barbona. Vestita Fendi ma sempre una barbona”.

 

Ma UFF! 17 Febbraio 2009

Archiviato in: Uncategorized — laragazzaconlavaligia @ 23:44
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Domani parto e oggi mi cazziano tutti!!!

1. La bibliotecaria mi ha cazziato perché sono arrivata tardi.

2. La Giusy mi ha cazziato perché non l’abbiamo invitata a Parigi (N.B. non poteva venire, e noi abbiamo organizzato tutto.. ehm.. IERI!)

3. Luca mi ha cazziato perché a dormire da me ho invitato l’Anna ma lui l’ho mandato in albergo.

4. Simone (!!!!!!) mi ha cazziato E mandato a fanculo perché ho la casetta a Parigi.

5. La nonna mi ha cazziato perché parto e come al solito mi tiene il muso.

6. Papà mi ha cazziato perché chiacchierando ho coperto l’audio di Ballarò.

Anzichè augurarmi buon viaggio. Beh, alla faccia di tutti, io vado a Parigi a vedere il Juste Debout! Tiè.

tuzki-whooom

 

I topi ai tempi del colera 16 Febbraio 2009

ANTEFATTO

Oggi pomeriggio sono andata a Teatro, al comunale, a vedere La Rondine di Puccini. Durante un intervallo, ho accompagnato una mia amica in bagno. Mentre la aspettavo, ho notato una porticina (sì sì, proprio porticina, di quelle bianche di legno cigolanti e basse, come quelle dei sette nani, come si conviene ad un teatro della metà del 1600) aperta. Come chi mi conosce sa, raramente so rifiutarmi l’opportunità di non farmi i cazzi miei, così sono entrata: e puff, non mi sono ritrovata a Narnia, bensì in uno sgabuzzino pieno di carte, scartoffie, incartamenti e cartoline, NONCHE’ i libretti delle opere.

Sorvoliamo sulla sorte di alcuni libretti.

Comunque sia, su un paio di mensole c’erano evidente segni di.. prodotti viscerali. Escludendo fossero di piccioni, trovandosi le mensole in uno sgabuzzino chiuso, posso affermare in tutta tranquillità che fossero di topo.

POSTFATTO (?) (dubbio sulla correttezza del termine)

Stasera sono andata al cinema, a vedere Il Curioso Caso di Benjamin Button. Ottimo film. Verso la fine, complici le caramelle frizzanti alla coca cola, ho iniziato a sentire un bruscolino in fondo alla gola, che in breve tempo – parliamo di un arco di mezz’ora – si è trasformato in una violenta e sconquassante tosse.

Ormai non ci sono più dubbi, mi sono presa il colera per colpa della cacca dei topi. Ho pensato di scrivere un libro, intitolato “l’Amore ai Tempi del Colera”, ma mi hanno fatto notare che qualcuno ci ha già pensato.

P.S. Curioso che il film di stasera mi abbia ricordato proprio tanto il film l’Amore ai Tempi del Colera.

P.P.S. Ho il raffreddore da ben prima della cacca dei topi, a ben pensarci.

topo-cagone

POST-POSTFATTO

Ho guardato su Wikipedia. Pare che il colera non provochi affatto tosse. Strano. Dal nome avrei giurato che fosse così.

Ma d’altronde dal nome io giurerei che Pordenone si trova in Basilicata.

 

Sette anime 1 Febbraio 2009

Questa notte ho fatto un sogno molto strano. Era notte fonda, e mi trovavo in bicicletta in un posto che conosco e che mi piace molto, che mi calma tanto, anche se l’opinione comune sostiene il contrario. Ma che ne sanno tutti? che ne sa l’opinione comune?

(ho ancora male alle gambe, per la pedalata!).

Mi sorpassava una volante della polizia, con Sarti Antonio sopra, di pattuglia notturna in un quartiere che non gli piace, solo perché è in punizione per essersi lasciato sfuggire tre monete antiche.

Ad un certo punto per via del freddo fermavo la bicicletta, entravo in un palazzo (avete notato che nei sogni uno trova sempre le cose che gli fanno comodo, tipo i portoni delle case aperte alle 3 di notte), e iniziavo a salire i gradini piano piano, come in trance; arrivavo fino all’ultimo piano (ed era un palazzo piuttosto alto, forse 6 o 7 piani, o anche 100). Notavo che c’era una scaletta di quelle che si vedono nei film americani, quelle antincendio che si possono tirare giù, in cima alla quale si trovava una botola, che probabilmente apriva proprio sul tetto. Mi sarebbe piaciuto tantissimo salire, ma avevo paura di fare rumore, e mi era sembrato di vedere un lucchetto, cosi non ho aperto.

Allora mi sono solo seduta sugli ultimi gradini, in modo da vedere fuori, dalle grandi vetrate. E mi trovavo proprio di fronte a un particolare immobile, enorme, lunghissimo, piuttosto alto. Così, immaginavo di arrivare in quell’appartamento dall’altra parte della strada, e dare la buonanotte accarezzando il viso a una persona che amavo.

Il suono del cellulare mi ha svegliata, riportandomi alla mia dimensione reale.

Non ho più la molletta che avevo tra i capelli. L’ho persa nel sogno. Peccato, ci tenevo, era a forma di fiore. Ma mi è caduta nell’atrio delle scale di quel palazzo.

Un amico mi è venuto a prendere.

pilastro

Thanks to poluz for the picture