..♠ INGLOURIOUS BASTERD ♠..

miele nel caffè

Non hai fiori bianchi per me? 6 Marzo 2009

Archiviato in: Uncategorized — laragazzaconlavaligia @ 10:09
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In questi mesi ho pensato alla mia storia iniziata un’estate e finita un’estate.

Ho pianto, mi sono offesa, mi sono data la colpa, ho dato la colpa ad altri.

E mentre scrivo queste parole il random dell’ipod mette su proprio quella canzone, la nostra canzone, che non sono riuscita ad ascoltare per mesi, e che alla fine ho usato per una coreografia, un passo a due, dedicato a lui, ballato insieme al mio gruppo; nessuno era abituato a sentire un rap in tedesco; e ora riesco a riascoltarla, quasi tranquilla.

Mi pento di avergliene fatte e dette di tutti i colori, nell’ultimo periodo, ero solo arrabbiata. Ho conosciuto ultimamante persone adorabili che hanno avuto storie d’amore ben più drammatiche della mia, con problemi ben più seri e gravi. E allora se fossimo ancora amici, se fosse ancora il mio migliore amico, gli direi che non potevo sperare in una relazione più bella, in una storia più bella, in una persona più bella. Che mi ritengo fortunata, che mi sono sempre ritenuta fortunata; che una volta ho detto che è valsa la pena di aver aspettato 19 anni un amore, se aspettavo questo.

Che lo ringrazio di essere stato sincero con me, perché quando mi diceva di amarmi diceva sul serio. Vorrei essermi resa conto prima di quanto stava male; gli chiedo scusa per questo, ma stavo male anche io e non sono riuscita ad essere più paziente con lui; me ne dispiace.

Gli direi grazie per non avermi tradita, per avermi fatto passare delle giornate tra le più allegre. Vorrei che sapesse che dopo di lui ho avuto un breve incontro con un ragazzo, che mi sono divertita, ma che non sono riuscita a tornare ancora nella nostra casa in montagna. Che sono contentissima che il nespolo che c’è nel cortile sul retro non l’abbiano tolto, anche se stanno facendo i lavori. Che a volte non dormo la notte.

Che le sue cose le ho nascoste tutte, ma non ne ho buttata via neanche una. Che ho il terrore che su Facebook venga fuori tra le “persone che potresti conoscere”; che stresso i miei amici peggio di Simone che a Parigi “eh, qui c’ero stato con la mia ex.. eh, questo l’avevo fatto con la mia ex”. Che sarei curiosa di sapere come va l’università, se va all’università.

E giuro che questo ipod le sta scegliendo apposta le canzoni. Vorrei dirgli, a questo proposito, che è un essere speciale, e vorrei avere cura di lui. Soprattutto, vorrei aver avuto miglior cura di lui.

Vorrei dirgli che ho visto il suo MySpace, e che ho paura che si cacci nei guai. Vorrei che non avesse altra droga se non la propria allegria; spero che stia attento a quello che fa, spero che ritrovi quel sè stesso che aveva perso; spero che impari ad essere felice senza farsi venire i sensi di colpa.

Gli auguro di viaggiare, perché viaggiare aiuta tanto a schiarirsi le idee e a volersi bene. Gli auguro di essere sereno; gli auguro di fare pace, finalmente e davvero, con sua madre. Vorrei dirgli che certe cose sul loro rapporto e sulla sua storia non le ho mai dette a nessuno.

Vorrei fargli sapere che non penso a lui tutti i giorni, ma che lo sogno tutte le notti (e francamente, scusami, ma non ne posso più!). Ancora non riesco ad augurargli amore, ma spero tanto di riuscirci, un giorno.

Per ora sono capace di dire che vorrei tutto il bene per lui; mi piacerebbe che trovasse un amico vero, qualcuno con cui non abbia paura di confidarsi, di dirgli la verità e le sue emozioni, come faceva con me.

Spero che trovi il lavoro dei suoi sogni. Spero che trovi dei sogni. Spero che esaudisca i suoi desideri, ma che ne trovi altri da realizzare, perché è più triste non avere nulla da desiderare che non avere quello che desideri. Spero anche che si renda conto che è bello avere tanto da perdere. Se non si ha nulla da perdere vuol dire che non si ha niente, e non riesco a immaginare nulla di peggio; gli auguro per questo di avere tanto da perdere.

Spero che non voglia estraniarsi dalla realtà, ma che impari ad affrontarla; vorrei che non avesse più motivi per piangere; vorrei solo rivedere quel sorriso sincero e senza pensieri di due estati fa. Spero che non sprechi i suoi 20 anni facendo cazzate troppo grandi.

Spero che invecchi bene. Spero che riprenda a fare fotografie. Mi piacerebbe anche che ricominciasse a suonare in una band di musica Oi! Che abbia delle passioni, che le coltivi e non le lasci andare.

Gli auguro di capire che non è una nullità; spero che si accorga delle qualità che possiede e del suo potenziale, e che non creda di valere solo qualche cazzeggio con gli amici, merità di più di questo divertimento effimero.

Gli auguro fortuna.

Tanta fortuna, forza, bellezza.

 

Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare 3 Marzo 2009

Archiviato in: Uncategorized — laragazzaconlavaligia @ 18:53
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H 7.15. Suona la sveglia. Dico all’Anna che è ora. Lei dice sì, adesso mi alzo.

H 7.50. L’Anna mi sveglia e mi dice che forse ci dovevamo alzare 40 minuti prima e che Luca sarebbe arrivato di lì ai successivi 10 minuti. Corsa in bagno.

H 8.05.  Messaggio di Luca “Sono in ritardo”. Botta di culo.

H 8.25. Ci troviamo e partiamo. Altra botta di culo: a Bastille troviamo Claudio e la Fra.

H 9.10. Arriviamo a Bercy. C’è solo Simo. Siamo i PRIMISSIMI. Ci sediamo per terra e aspettiamo.

H 9.30. Aspettiamo.

H 10.00. Aspettiamo.

H 10.30. Aspettiamo.

H 11.00. Aspettiamo.

H 11.30. Io e l’Anna ci siamo addormentate. Ricordiamo che siamo andate a dormire alle 4 perché siamo andate al Latin Corner. MA ci hanno servito due Cosmopolitan analcolici (?) e così non eravamo abbastanza ubriache da farci servire il drink “Sperme du Serveur” con relativo spettacolino osé.

H 12.00. Un francese stronzo ci urla di reculer perché aprono le porte. Non si sa DOVE di preciso dovremmo reculer, visto che ci sarà qualche migliaio di persone dietro di noi e che non è che possiamo saltargli sopra.

H 13.00. Si entra! Ci installiamo.

H. 15.00. Iniziano gli ottavi di finale.

Da questo momento fino alle 23.15, HIP HOP. Solo hip hop. Intervallato, bien sur, da locking, house e popping, ma tant’è. In tutto, 8 h e 15 minuti di sfide. Prima gli ottavi di finale, poi i quarti, poi la semi, poi ce ne siamo andati o rischiavamo di morire di fame e perdere l’ultimo métro.

Stanchi come se avessimo ballato noi. Digiuni, con la pipì, le gambe che facevano male, la testa pesante, le orecchie indolenzite, l’abbiocco.

Ci dispiace che i giapponesini non abbiano vinto la finale. Ma nella sfida con gli stronzi, che è stata vinta dai giapponesini – rispettivamente anni 10 e 13 –  con tanto di standing ovation di tutto il palazzo di Bercy (che può contenere dai 7000 ai 17000 posti, lo ricordiamo), eravamo quasi sull’orlo delle lacrime.

Ma ne è valsa la pena. Oh, se ne è valsa la pena. Ma l’anno prossimo al Juste Debout ci andiamo più tardi.