Sono andata a dormire alle 6.30 del mattino. Non ho fatto mattina in discoteca, no, sono stata a letto con Alessandro Magno. Che culo, mi direte. E invece no.
Alle 8.00 suona la sveglia. Mi alzo fresca e pimpante pronta a correre verso l’esame di storia greca. Ma sento mia mamma che sbraita (e attenzione che il terrorismo psicologico in questa casa è un po’ come saturno in scorpione, vale a dire in casa) e dice “OOOH! MA GUARDA CHE SONO LE 8 E 40!!!”. Guardo l’orologio che segna le 8. TUTTI gli orologi della casa, tranne quello di mia mamma, segnano le 8. Manteniamo la calma.
Anche se ci sarebbe da dire che, avendo io dormito 1h e mezza in tutta notte, in procinto di andare ad un esame, non è proprio la mattina più adatta a farmi incazzare.
Non convinta di ciò, Mutter rincara la dose “E PIOVE ANCHE!!!” (con tono incazzato). Penso “vabbè, anche se piove, SOPRAVVIVEREMO!”. Non mi perdo d’animo, ed esco di casa.
Ovviamente perdo il 13. Prendo il successivo. Poi scendo alla dovuta fermata e aspetto il 33.
Aspetto il 33.
Aspetto il 33.
Aspetto il 33.
Finalmente salgo sul 33.
A metà percorso scendo dal 33. Si è rotto il 33. Va’ a cagare, 33. Salgo sul 33 successivo insieme ad altri 33 passeggeri tutti e trentatrè trotterellando.
Arrivo – puntuale – all’appello (con un messaggio di Giulio che mi avverte “ehi ehi ehi, 4° piano, c’mon!”). Sono le 9.00. Il caro prof. Vattuons se la prende comoda, e arriva con il classico tre quarto d’ora accademico di ritardo. Sì, TRE quarto d’ora. Mi metto a ripassare.
Poi la vedo.
Otto zampe, tutte pelose. Sulla Pentecontaetia. Una tarantola. Mi esce un urlo così ad alta frequenza che un’ottava più in su lo sentivano solo i cani. Ma invece lo sentono tutti. La Chiara di fianco a me urla a sua volta. Un’altra ragazza urla a sua volta. Tutti urliamo a nostra volta. Tutti a indicare la tarantola urlando. Non è più un esame, è una tarantella. Il prode Giulio, un po’ schifato, riesce a buttare la tarantola giù dai miei appunti.
Prego per tutto il tempo Atena, dea della saggezza, Eris, che è la mia divinità protettrice, Ares, che è un gran figo, la Potnia Theron, perché chi più ne ha più ne metta, che non mi chieda le uniche tre cose che non so (n.d.R. 80 miseri anni di guerre inutili e di cui nessuno ha mai sentito parlare su 4800 anni di storia greca): le guerre sacre, l’egemonia tebana, e i diadochi. Spero, chessò, in Solone, Clistene, Pisistrato.
A quella prima di me chiedono Pisistrato. Ma porc.. mi chiede una mano, non ha studiato nulla. Glielo snocciolo sicura di me. Grazie ai MIEI consigli e suggerimenti, 28 con l’assistente.
Entro io. Una povera ragazza che pensa che deve farsi forza. Non si ritira. Non si arrende. Questa è la legge di Sparta. Lei obbedisce alla legge di Sparta e quindi resta, si batte e muore. Spera l’ultima cosa magari no.
Ma non Solone, non Clistene, non Pisistrato. Nessuno di loro viene a salvare questa povera ragazza spartana bloccata eroicamente alle Esamopili. L’assistente vuole: le guerre sacre, l’egemonia tebana, e i diadochi.
Sente tutta l’armata persiana venirle incontro.
Segue silenzio.
La rimandano a casa.
Torna, sconfitta, alla propria patria. Ma scendendo dal 13, una testa di merda in bici sorpassa l’autobus a destra mentre questo è fermo alla fermata, facendo un pelo così alla povera ragazza. Centra in pieno la signora dopo.
La signora è proprio una signora, e gli rivolge un sorriso come per dire “per stavolta passi”. Meno male che ha centrato la signora e non la ragazza, altrimenti altro che i santi, scendevano tutti gli dei in persona, compresi quelli di prima, per farla stare zitta da tutti gli improperi che si sarebbe preso il ciclista.
Tornata a casa, vede un gatto nero sulla soglia. Gli intimo di spostarsi, che se niente niente gli attraverso la strada, chissà cosa gli succede a quel povero gatto.


















