Posted in agosto 2010

Piove sempre sul bagnato

Avete presente quella scena de ‘La Spada nella Roccia’ in cui Merlino, preso da disperazione per il tetto che cola durante un temporale, prende a mettere pentole e scodelle sotto i buchi per evitare che si allaghi tutto? Vi siete messi a ridere durante quella scena? Vi siete messi a ridere? Lo so che vi siete messi a ridere. Chi solitamente mi paragona ad Anacleto per via della mia risata, ora avrà un’ulteriore motivazione. Come ben sapete, ero andata a Parigi con l’O.P. Ora sono tornata, e posso raccontarvi alcune vicende salienti. Data la lungaggine delle suddette, penso che farò tre post diversi (o due, insomma, adesso vedo).

Sabato sera, torniamo a casa dopo una giornata particolarmente divertente e rilassante, passata a guardare mostre in musei nei quali nemmeno io avevo mai messo piede, e pigrate fantastiche ai Jardins des Tuileries. Soddisfatti, entriamo in casa.

PLIC.

“Tatone, con cosa mi hai bagnato il piede, scusa?”.
“Ma come, Stufetta, con niente.. Non ho mica niente di bagnato..”.
Accendo la luce.

PLIC.

Il lago Michigan.
Apro istintivamente la porta del bagno per controllare che non si sia allagato tutto come qualche mese fa. In bagno è tutto in ordine, tutto asciutto e splendente.

PLIC.

Dritto sulla testa.
Guardo in alto.
Ora vi sottopongo questa semplice equazione: H2O + Fili Elettrici = X.

Risolta a tempo record questa equazione, non mi è rimasto altro da fare che correre all’ascensore e andare a suonare all’appartamento sopra. Ma non c’è nessuno. Uhm. Attacchiamoci al campanello, prima o poi qualcuno risponderà.. magari. Ma non apre proprio nessuno. Busso a tutti gli altri vicini del piano. Nessuno sa nulla dell’inquilino che occupa l’appartamento responsabile dell’allagamento. Omertà totale. Per me tutti sanno ma nessuno vuole dire. La mafia dei tubi.

Torniamo in casa, e non ci resta che asciugare meramente tutto l’asciugabile. L’O.P., sfoggiando invidiabili doti da elettricista che non sapevo avesse, tenta di staccare il lampadario e isolare i fili.

PLIC.

Nel frattempo, vado a chiamare il portiere.
Il portiere non c’è. Già, ora che ci penso, è sabato sera. Cosa mai dovrebbe stare a fare il portiere in portineria di sabato sera? Sarà a ballare al ristoro dei portieri. Sconsolata, torno in casa, dove l’O.P. sta ancora litigando con il lampadario, che rimane attaccato ad un solo, triste filo blu.

“Ehm.. Stufetta..”.
“Sì?”.
“Servirebbe un cacciavite più piccolo per l’ultima vitina.. sennò rimango qui appeso a un filo..”.

Letteralmente.
Peccato che io il cacciavitino piccolino piccolino non ce l’ho. Io ho bestie di cacciaviti per tutti i gusti, trapani, punte da cemento armato, viti grandi quanto un dito, bulloni, chiavi inglesi (per chi non l’avesse già intuito, amo il bricolage, specie da quando ho pressocché dovuto costruire casa da sola), ma cacciavitini piccolini piccolini no.

Andiamo dunque a fare una bella visitina ai vicini! Infilo i miei Cercamici (delle ciabatte DeFonseca a forma di alce alle quali proprio non si può resistere, anche se sei un francese), e passo in rassegna tutti i piani. Trovo un vicino gentile che mi dà il cacciavitino. Mentre l’O.P. ha dunque modo di smontare il lampadario, io faccio due chiacchiere con il vicino gentile. Si scopre che oh! 25 anni fa lui viveva proprio nel mio stesso appartamento! Toh, che coincidenza! E mi svela un segreto! A volte, i rubinetti per chiudere l’acqua sono vicini alla tromba delle scale in corridoio, non dentro all’appartamento! Va dunque a vedere se c’è una qualche speranza per me. Ma non c’è. Ovviamente, siccome la legge di Murphy non ammette eccezioni, i rubinetti sono nell’appartamento. Il vicino gentile si scusa come il cameriere del Titanic al quale cadono in acqua le chiavi che sarebbero servite ad aprire la cella di Jack e Rose. Prego notare il sensazionale parallelismo tra acqua in casa – acqua in nave e tra chiavi per aprire un’appartamento altrui – chiavi per aprire una cella.

Comunque sia, il vicino gentile non può fare più nulla.

Abbiamo perso il nostro unico amico.

Siamo soli, e decidiamo sul da farsi. La decisione è chiamare i pompieri e chiedere consiglio. Risponde un pompiere, e mi dice che la prima cosa da fare è staccare la corrente elettrica (e quello l’avevamo già fatto.. e che siamo, scemi?), andare due piani su per controllare che la perdita non derivi da lì, e nel caso non fosse così, chiamare un idraulico e un fabbro perché entrino nell’appartamento di sopra per risolvere il problema.

Andiamo dunque al nono piano – ore 23.50 circa – per sentire se ci sono problemi. Mi apre una signora dall’età indefinibile, ma definibilmente incazzata come una bestia per essere stata disturbata a quell’ora, che mi dice che lei non ha alcun problema in casa. Tutto è asciutto. Sostiene anzi di aver avuto una perdita due mesi fa, ma di averla ormai sistemata. Afflitti, non ci resta che passare al piano idraulico+fabbro (da me chiamati plombiere&serraturiere per tutta la vacanza). Decidiamo però di attendere fino al lunedì, visto che la tariffa week end non prevede alcuna agevolazione o sconto deficienti.

Intorno alle tre di notte – dopo aver asciugato tutto – andiamo a nanna. Apriamo il divano letto, prendiamo i cuscini dall’armadio. L’O.P. con una faccia perplessa tocca la stoffa della federa. Umida. “Ehm.. stufetta?”. “Sì?”. “Forse stanotte ho avuto caldo.. ma secondo te nel giro di queste 12 e passa ore si può essere asciugato un cuscino madido di sudore?”. “Beh, ritengo decisamente di sì”. “Allora piove anche nell’armadio”.

No.
No.
No.

Togliamo tutto il contenuto dell’armadio. Vengono giù le cascate del Niagara. Asciughiamo tutto. Ci viene il dubbio che non siano i miei tubi ad essere rotti. Ma anche qualora lo fossero, questo non giustifica una pioggia così torrenziale. A meno che quelli del piano di sopra non tirino l’acqua del water ogni minuto, con tutti i rubinetti di casa aperti in contemporanea, cosa che mi sembra alquanto poco plausibile, dato che la casa è vuota. Ad una più attenta analisi, notiamo inoltre che i tubi sono vecchi e malandati, ma intatti, e che l’acqua cola in effetti LUNGO i tubi, non FUORI dai tubi. Eravamo dunque alquanto fuori dai gangheri, ma considerando l’orario proibitivo e anche il fatto che tutto sommato la situazione non stava peggiorando, abbiamo messo una pentola sotto i tubi e siamo andati a dormire. L’O.P. “Beh, dai.. dopo la tua sveglia finto-antica che fa un rumore del diavolo, ora abbiamo anche l’orologio ad acqua”.

Il giorno dopo, decidiamo di uscire il meno possibile per tenere sotto controllo la situazione. L’idea è dunque di mangiare in casa e uscire il pomeriggio. Porto i piatti in tavola.

PLIC.

No.
No.
No.

“Tatone.. piove anche in salottocameradalettosaladapranzostudiobiblioteca.. (è un monolocale, quindi capiamoci)”. Nel giro di appena due ore si aprono tre enormi voragini gocciolanti in tutto il soffitto. E non parliamo di una goccia al minuto, parliamo di due gocce al secondo. Roba che non bastavano più le pentole. Infatti abbiamo anche iniziato a pensare che problema sarebbe stato all’ora di cena, visto che non avevamo più neanche un tegame in cui cucinare. A quel punto, inizio a pensare che l’appartamento di sopra sia del tutto allagato, visto il disastro qui. Ritentiamo con i pompieri. Riespongo tutto il problema. Nonostante l’incalzante gravità della situazione, mi ridice di chiamare il duo plombiere&serraturiere. Tento. Il duo mi dice che la cosa è infattibile, in quanto non è che possono entrare così come gli pare negli appartamenti altrui, e di chiamare prima l’amministratore di condominio, e nel caso non ci sia, la polizia. Come sospettavo, l’amministratore di condominio alle due del pomeriggio di domenica 22 agosto non c’è, così chiamo la polizia, che mi dice di chiamare il commissariato del mio quartiere. Il commissariato del mio quartiere mi dice di chiamare i pompieri. Richiamo i pompieri, dico loro che ho chiamato il plombiere e il serraturiere, che mi hanno detto di chiamare la polizia, che mi ha detto chiamare il commissariato, che mi ha detto di chiamare i pompieri, che punì il macellaio, che uccise il bue, che bevve l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo che mio padre al mercato comprò. Il pompiere mi dice di richiamare idraulico e fabbro. E a quel punto io mi trasformai nell’angelo della morte sul pompiere che non asciugò l’acqua che colava in casa che non spense alcun fuoco che non bruciò il bastone che avrebbe dovuto picchiare il pompiere che al mercato mio padre comprò. Gli dico che l’idraulico e il fabbro non hanno alcuna intenzione di venire perché non possono entrare in case d’altri. Il pompiere mi dice di chiamarne altri. Riprovo, dicendo stavolta al duo plombiere&serraturiere che i pompieri sembrano non avere alcuna voglia di venire. Per niente impietositi dalla mia vocetta tremula e piagnucolosa, mi dicono di richiamare la polizia. La polizia mi dice di richiamare il fabbro, che venga a casa mia, e una volta arrivato, richiamare la polizia per aprire la porta tutti insieme appassionatamente. Il fabbro dice: “Sì, così in effetti si può fare. Ma chi paga?”.

Già, chi paga?

Mi sembra una domanda del tutto legittima.

“Ehm.. euh.. ehhh.. ma.. quanto costa?”.

“Beh, vediamo. Per buttare giù la serratura sono 300€, per rimetterla su arriviamo fino a 1000, e poi bisognerà evidentemente pagare l’idraulico”.

Richiamo i pompieri.

Riporto le parti salienti della conversazione.

“Salve. Ho un problema. Nell’appartamento sopra al mio non c’è nessuno, due piani più sopra è tutto in ordine, il portiere non c’è, e qui in casa mia piove a dirotto da ieri pomeriggio, peggiorando di ora in ora”.
“Deve chiamare un idr..”
“.. ho chiamato l’idraulico e il fabbro, che non possono venire, così ho chiamato l’amministratore, che non c’è, dopo ho chiamato la polizia, che mi ha detto di chiamare voi, che mi avete detto di richiamare il fabbro, che mi ha detto di chiamare la polizia, che mi ha detto di chiamare il fabbro, che mi ha detto di chiamare la polizia, che mi ha detto di chiamare voi. Mi mancano solo l’esercito e la guardia di finanza e ho chiamato tutti, io non so più a chi cazzo telefonare e qui continua a piovere”.
“Deve chiamare un idraulico e un fabbro”.
“Forse non ci siamo capiti bene. NON VUOLE VENIRE NESSUNO E QUI HO ACQUA CHE COLA PER TUTTA LA CASA!”.
“Deve chiamare un idraulico e un fabbro”.
“NON VENGONO! E’ ILLEGALE ENTRARE NELLE CASE DEGLI ALTRI!”
“Ne chiami degli altri”.
“HO CHIAMATO LA CENTRALE FABBRI DI PARIGI, QUELLA CHE LI CONTROLLA TUTTI! NON VENGONO!!!”
“Chiami la polizia”.

“MI HANNO DETTO DI CHIAMARE VOI!!!”.
“Noi abbiamo altro da fare”.
Già, probabilmente sono impegnati a togliersi i calli dai piedi o a fare scommesse clandestine sull’ultima corsa di pulci.
“Ma, mi scusi, a cosa servono i pompieri?”.
“Per le urgenze”.
“Ascolti, facciamo poco gli spiritosi e mi dica che cazzo devo fare che l’appartamento di sopra si sta allagando, coinvolgendo nella sua interessante attività anche il mio”.
“Deve chiamare un idraulico e un fabbro”.
“NON VENGONO!!! IN QUANTE LINGUE GLIELO DEVO DIRE??! SI RIFIUTANO DI ENTRARE IN CASA D’ALTRI!!! DEVO CHIAMARE SARKOZY PERCHE’ MI VENGA AD ASCIUGARE STO CAZZO DI SOFFITTO???”.
“Non vedo perché dovrebbe essere necessario chiamare Sarkozy”.

Presa dall’esasperazione per una tale mancanza di senso dell’umorismo, oltre che da una più allarmante mancanza di senso del dovere, ho tentato di aprire la porta dell’appartamento di sopra, con l’O.P. che tentava di dissuadermi dal tentare di scassinare una porta altrui con una tessera delle Opere di Bene alla Madonna di Lourdes per evidenti motivi. Per niente dissuasa dalle sue argomentazioni, ma scoraggiata dalla tripla mandata della serratura, ho richiamato la polizia chiedendo il loro indirizzo. Come dice il proverbio, se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà a Maometto. Il chè può suonare strano, ma mi sembrava ormai l’unica soluzione. Magari vedendo due ragazzi che sì e no dimostrano 15 anni a testa, si sarebbero impietositi.

Nello scendere, vediamo la luce dell’oblò del portiere (il mio portiere accende un oblò quando è in casa). E’ stato come se ci avessero mostrato la luce del paradiso.

Gli spieghiamo l’accaduto, e nel giro di 15 minuti ha trovato e sgridato il colpevole: era la signora del nono piano. Pare che avesse anche dei precedenti.

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Post ambientale ed informativo

Questo sarà un post tedioso e che non racconta nulla di particolarmente divertente, ma che vi prego di leggere perché contiene un sacco di informazioni VITALI.

Vitali per me, logicamente.

Prima notizia importantissima: come non tutti voi sapete, ho un altro blog. Questo qui. Essendo abbastanza nuovino (nel senso che l’ho creato mesi fa, ma che ho iniziato a scriverci regolarmente da circa neanche un mese), ha bisogno del vostro aiuto!

Sì, proprio del vostro aiuto!

Anche se non ve ne frega una cippa, andate a visitarlo, lasciate commenti, è apparentemente in inglese, ma c’è la traduzione in italiano! E iscrivetevi a Bloglovin, che è un sito in cui potete amare tutti i vostri blog preferiti, così potremo amare i nostri blog a vicenda – senza considerare che i uiggi che vi danno da mettere nella barra laterale sono davvero fighi – e soprattutto potrete amare i miei.

Seconda notizia importantissima: domenica sono andata a visitare il famosissimo lago Brasimeno (che forse la segnaletica stradale riporta come Brasimone, ma questo è un dettaglio totalmente irrilevante), dove ho conosciuto l’altrettanto famosa nonna di Cesco, della quale non si può non innamorarsi, e della quale pare io abbia ottenuto l’approvazione. Dopo aver visitato tutti i luoghi da assassini dell’Appennino Tosco-Emiliano, e aver visto con i miei fulgidi occhi un cartello per l’agriturismo “La Succhiata”, non potevo non scrivere nulla.

Terza notizia importantissima: ho trovato sul blog di Lady Lindy un progetto proprio carino. Si tratta di “Make it Green” (click qui per vedere il loro sito); l’idea è semplice, 1 albero per 1 blog. Pare infatti che anche i blog emettano CO2 (non mi si chieda esattamente come), e così, per ogni blog che uno segnala, viene piantato un albero.

Ora, non so se effettivamente la cosa funzioni, però tentare non costa nulla, e la cosa mi è sembrata molto carina. Così, se volete aggregarvi, basta cliccare sul link che vi ho dato prima (se siete tocchi, eccovelo di nuovo qua) oppure sul pulsante che trovate nella sidebar.

Quarta notizia importantissima: sono stata segnalata per le votazioni degli MBA, i Macchianera Blog Awards 2010, quindi, VOTATEMI! Sono sicura che su 29 possibili candidature, almeno quella per il Miglior Blog di Cazzeggio Gratuito o quella di Miglior Blog Andato A Puttane sono sicura di meritarmele. Io ho votato molti di voi in varie candidature (ho votato il Miglior Blogger 2010, Blog rivelazione, Miglior Blog di opinione, Migliore Blog tecnico-divulgativo, Migliore Blog Ecologista/Sociale, Cattivo più temibile della blogosfera, Miglior blog di cazzeggio gratuito e Miglior Blog Politico. Ma non vi dico chi! Hihihihihi). Quindi, andate e votate, questo è il link!

Questo è quanto.

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Paperino e la 313 (Atto III)

Allora.

Come sapete se avete letto “Paperino e la 313 – Atto I”, a casa mia due giorni a settimana si può parcheggiare solo a lati alterni. Così, dovendo partire io per Parigi, l’abbiamo spostata nel cortile della nostra casa a Madonna dei Fornelli.

Al ritorno da Parigi, non avevo detto all’Odioso Perfettino che sarei tornata a casa, volevo fargli una sorpresa il pomeriggio. Mercoledì faccio dunque per andare a riprendermela. Guardo gli orari delle corriere, e sorprendentemente scopro che ce n’è una comodissima, che fa la fondovalle anziché fare tutto il giro di Bologna, e che passa di fianco a casa mia (anziché costringermi ad andare fino all’autostazione) a un orario quasi da cristiani (le 10.30 anziché i soliti 8.00). Così, contenta e baldanzosa, prendo la mia brava corriera, e parto. Ascolto ottima musica pensando alla sorpresa che farò all’O.P. e a come sarà contento di vedermi (vanesia..), guardo il paesaggio, sdormicchio a tratti. Poi la corriera mi scarica a Castel dell’Alpi, dove dovrei prendere la coincidenza per Madonna dei Fornelli. Ma dico “Beh, è una bella giornata, non fa nemmeno caldo, perché non andiamo a piedi? In fondo non sono neanche 5km!”. Così, tra le farfalle e le montagne verdi e le caprette che mi dicono ciao, mi avvio verso casa. Poco prima del cartello che mi indica che sono arrivata nel ridente (sghignazzante, visti gli avvenimenti successivi) paesino di Madonna dei Fornelli, telefono all’O.P. per fare due chiacchiere. Mi guardo bene dall’entrare in paese mentre sono ancora al telefono con lui, onde evitare che possa sentire i vecchietti del bar che parlano. Che poi come lo giustifico un “Ve’ mo’ a cagher!” a Parigi? Visto, ho pensato proprio a tutto. Comunque lui, ancora malaticcio, mi chiede se non sono disponibile a fargli arrivare a casa un’infermierina per accudirlo, magari con un bel completino da pornoshop comprato a Parigi. Mi metto a ridere. Eheheh. NON SA. Ihihih. Poi chiamo la Scricci, faccio due chiacchiere anche con lei. Poi cade la linea. La Scricci richiama, io dico “Pronto?” e lei dice “Maaaa.. le chiavi della macchina.. le ho io”.

Già. Le chiavi della macchina.. le ha lei.

Ma porc..

Ah vabbè.. non è che abbiamo molto da fare, a questo punto. Andrò in casa, guarderò le ortensie che ho piantato (si chiamano Giorgia, Alessandra, Tamara e Tiziana, per la cronaca), e poi tornerò a riprendere la corriera. Peccato che a. la successiva corriera passa tra due ore e b. la successiva corriera non fa affatto la fondovalle, fa il giro dell’oca. Ah oh. Come dicevo, non è che ci sia molto altro da fare.

Quando arriva, salgo, chiedo un biglietto all’autista, l’autista mi dice che non ha il resto. Mi manda al bar a prenderlo, che tanto mi aspetta. Mentre sono al bar, mi assicuro che mi stia effettivamente aspettando e che non sia tutta una finta. Finite le transazioni, mi installo sulla corriera. E partiamo. L’unica pecca del viaggio (oltre al fatto che non sarei dovuta essere su una corriera, oltre al fatto che la corriera fa un giro deficiente, oltre al fatto che la cosa mi avrebbe ritardato di ore la visita all’O.P. e oltre al fatto che qualcuno mi avrebbe poi dovuto accompagnare dal suddetto O.P.), è che l’autista è convinto di avere sotto il culo una McLaren da Grand Prix e non una carretta che al più tardi data del 1944. Arrivo a Sasso Marconi che sto per vomitare anche il pavé de rumsteak che ho mangiato il giovedì prima a Parigi.

Dopodichè, con soli altri tre autobus, arrivo a casa.

Oh, almeno siamo a casa. Papà è disposto ad accompagnarmi fino a casa dell’O.P. Mi sembra di ricordare la strada per arrivarci, ma aspetta che guardo sul potente Google Maps. Immetto la via, ed ecco che sullo schermo compare il nome dell’agglomerato di case in cui si trova lui (non so se ci avete fatto caso, ma nei paesini, quando c’è un gruppo di case separato dal resto della civiltà – ancora più separate dalla civiltà di quanto non lo sia già il paesino stesso, diciamo – il gruppetto prende un nome). Beh, compare: “Ca’ di Dio”. Mi chiedo se Google si sia messo a fare lo spiritoso. Faccio un refresh della pagina. Non c’è nessun errore. Il mio moroso sta a Ca’ di Dio. Cioè, NON PAGO del fatto che a casa sua non prenda NEANCHE l’adsl, si chiama pure Ca’ di Dio. Sapevo che stava effettivamente a ca’ di dio, ma non pensavo che stesse DAVVERO a Ca’ di Dio.

Sconvolta, mi metto comunque a prepararmi per uscire. Passo di fianco al mio bel letto in ferro battuto e..

SGDONFG!

Per un attimo temo che sia giunta la mia ora. Diciamo per tutto l’attimo necessario per controllare che il mignolino del mio piede sinistro sia ancora attaccato al resto di me. E’ attaccato. Non mi piace molto il colore lilla, poi pervinca, infine malva bagnata che sta prendendo, ma almeno è lì.

~•APERTA PARENTESI – FLASHFORWARD•~

Parentesi per narrare gli avvenimenti che si sono succeduti nei giorni seguenti. La sera stessa, dopo la visita all’O.P. che andrò a narrare dopo, io, la Scricci e Papà siamo andati a mangiare da Tata (che sarebbe la mia prozia, Tata Rita). Quando ho raccontato a Tata della giornata, e fattole vedere il piede, il commento è stato “Io andrei a fare delle lastre, perché l’ultima volta che mi è venuto un livido su un dito dopo una botta è perché me l’ero rotto”.

Ecco. Così due giorni dopo, il tempo di farmi la richiesta del medico, sono andata a farmi gli rx, pensando che se davvero mi fossi rotta un mignolino, probabilmente non avrei più smesso di ridere. Pregustavo già il post che sarebbe uscito sul blog.

Il dito è quasi integro, il referto dice “Fratture non radiologicamente apprezzabili”, frase che mi ha non poco stizzita ed offesa; insomma, mi hanno detto che ho un mignolino del tutto non interessante.

Comunque vi lascio due bellissime fotografie del mio piede. Compresa una di profilo. Che è il mio profilo migliore, dice.


~•CHIUSA PARENTESI•~

Ritornando dunque al momento della botta contro la gamba del letto, zoppicando ho raggiunto il telefono per contattare la Scricci e mettermi d’accordo per andare tutti a casa dell’O.P.

Papà e la Scricci arrivano, saliamo in macchina, e partiamo. Papà vuole mettere il satellitare. “Papà, non serve il satellitare, so la strada..”. Papà vuole mettere il satellitare. Il satellitare non dice una parola per tutto il tragitto, zittito dall’amico di Papà che ha telefonato. Dopo aver sbagliato strada perché Papà non stava attento alle mie indicazioni, siamo finalmente arrivati a Ca’ di Dio (con perle quali “Ma sei sicura che si vada su per di qua? Mi sembra una strada morta..” “Ah, beh, stiamo andando a Ca’ di Dio, più morta di così..”).

Scendo, mi posiziono davanti alla porta dell’O.P., indosso il mio baschetto con la croce rossa incollata sopra per l’occasione, e telefono. Quando risponde dico “Mi scusi, lei aveva per caso chiesto di un’infermiera?”.

Tutto contento mi apre la porta, mi corre incontro, e mi pesta il mignolino. L’altro.

“Mi scusi, lei aveva per caso chiesto di un’infermiera?”.

No, perché l’infermiera è qui e chiede di essere portata al pronto soccorso.

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Oggi.

Come chi mi conosce sa bene, non ho mai passato un 2 agosto senza andare in stazione a ricordare. Quest’anno non posso, non sono in Italia. Non mi resta quindi che scrivere qualcosa qui. Non mi va di cadere in melensaggini e scontatezze, le trovo inadeguate; trovo inadeguata in effetti qualunque parola, forse perché è la mia città. L’anno scorso ho semplicemente pubblicato l’elenco delle vittime.

Quest’anno, voglio solo ricordarvi che sono passati trent’anni.

E in trent’anni, nessuno ancora ha risposto alle nostre domande.

Oggi è il 2 Agosto.

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Tra papaveri, paperi e coccinelle, finirò con l’andare in bestia.

Sono di nuovo in trasferta nella Ville Lumière, e vi do gli ultimi aggiornamenti. Mi trovo nel solito internet point con i video per ciechi (giuro, la X per chiudere le finestre sarà alta 100 pixel). Sono partita con Frastellina una settimana fa circa, con la convinzione che sabato -ieri- lei se ne sarebbe andata lasciando il posto, il 5 agosto, all’Odioso Perfettino.

E invece no. E con questo non intendo dire che Frastellina non se ne sia andata, rimanendo a fare da terza incomoda. No. Intendo dire che l’Odioso Perfettino (che da oggi in avanti si chiamerà Paolino Paperino – d’altronde, dopo Miki Mouse non mi restava che mettermi con Donald Duck) si è preso una bella infezione polmonare a Soho, in quel di Londra, e quindi ha dovuto rimandare la partenza. A data da destinarsi, ma sicuramente non prima del 13, quindi, due settimane di stallo prima del suo arrivo. Minimo. Metto un sondaggio, accorrete a rispondere!

Detto questo, passiamo alla lezione di scienze. Qualcuno di voi sa cosa sono le coccinelle? Bene, secondo Wikipedia, è una famiglia di insetti dell’ordine dei coleotteri. Per tutti voi probabilmente sarà un animaletto adorabile, e magari qualcuno di voi ne avrà anche adottata una da piccolo. Io lo feci. Lo feci prima di sapere in realtà chi sono le coccinelle. E avrei dovuto leggere bene la pagina di Wikipedia: ”A dispetto dell’apparente inoffensività e dell’aspetto simpatico, quasi tutti i Coccinellidi sono in realtà attivi predatori dotati di una notevole voracità al punto che sono frequenti i casi di cannibalismo e comportamenti predatori alquanto sofisticati. Per questi motivi sono tra i più interessanti predatori impiegati nella lotta biologica”. Già. Lotta biologica nella quale io sono impegnata da ormai mesi. Le coccinelle sono esseri molesti, eccessivamente vivaci e terribililmente aggressivi. Già quando venni a Parigi con Pallasinistra ci fu un terribile episodio di violenza da parte loro (per chi non se lo ricordasse, guardate qui), ma da qundo lei ne ammazzò una, devono essersi rivoltate – contro di me, però – invadendo ogni posto in cui vado come le locuste bibliche. Entrano, fanno lo stesso rumore insopportabile delle mosche perché sbattono ovunque. Con la differenza che mentre le mosche sbattono ovunque perché sono rincoglionite, io SO che quelle bastarde delle coccinelle lo fanno solo ed esclusivamente per mandarmi in bestia. Sono sottili e subdole. Tra l’altro hanno una longevità sorprendente. Ho cercato di informarmi su internet, ma non ho trovato risposta, per cui se qualche biologo, anche non biologo, conosce la durata della vita di una coccinella, prego mi lasci un commento o mi mandi una mail.

E oggi, mentre mi toglievo le scarpe (ed ero quindi in bilico in una posizione da fenicottero – e con questo non intendo rosa ed aggraziata, ma ferma su una gamba sola) la coccinella entrata ieri sera – e SI, IO SO che era sempre quella – si è messa a camminarmi sulla lente dei miei occhiali. In segno di scherno.

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