Posted on 9 settembre 2010

The show must go on and ooooooon

Con grande ritardo (avrei dovuto postarlo qualche giorno fa.. eh.. ehm.. ahem), scrivo il secondo post riguardo l’uscita a Parigi.

Devo ammettere che nonostante la giornata persa a guardare l’acqua che colava dal soffitto, la vacanza è stata complessivamente uno spasso. Credo di non aver mai dato tanto spettacolo in vita mia. Innanzitutto dovete sapere che al Carrousel du Louvre c’è uno Starbucks. Dopo aver impiegato giorni a convincere l’O.P. che Starbucks non è poi così male, e che evitando i cappuccini si può anche fare una merenda decente, siamo andati a prenderci qualcosa prima di entrare al museo. Posto che ho trovato due bottiglie fantastiche di una bevanda chiamata Arizona totalmente sconosciuta in Italia (anzi, se ne avete notizie, ditemelo), ho preso un bel frappuccino alla vaniglia, l’O.P. ha preso un muffin doppio cioccolato (diventando oltremodo dipendente dai muffin nei giorni successivi, un po’ com’è successo recentemente a me con la Tassoni), e ci siamo seduti praticamente in vetrina. Non so esattamente come all’O.P. Sia venuto in mente, ma il risultato è che ci siamo messi a fare i deficienti, io abbordavo i -pochi- ragazzi che passavano, lui faceva l’occhiolino alle ragazze, e insieme salutavamo un po’ tutti i turisti che passavano. Ad un certo punto, io mi sono messa a ritoccarmi il rossetto rosso, con in mano il mio specchietto, e lui si è messo a sistemarsi il basco. E proprio in quel momento abbiamo notato una comitiva di giapponesi tutti davanti alla nostra vetrina. E uno ci ha scattato una foto. Dopo che l’O.P. ha tirato involontariamente in testa a una ragazza un copribicchiere, e dopo aver tentato di darsi alla fuga attraverso una porta chiusa, siamo scappati via da Starbucks.

MA.

Ma non è stato l’unico momento di spettacolo.

E questo è un momento di denuncia. Già da tempo immemore sono una grande fan di AirFrance, possiedo la loro carta fedeltà come Clooney in ‘Tra le Nuvole’ e accumulo miglia. Capite bene la mia riluttanza nel prendere quindi un aereo Ryanair. Ma purtroppo avendo dovuto rimandare la partenza a Parigi a causa dell’infezione polmonare dell’O.P., mi è toccato prenotare all’ultimo minuto e Ryanair sembrava l’unica soluzione accessibile. Così, mi sono rassegnata. Avevo solo un bagaglio a mano all’andata, ma sapevo che avrei avuto un bagaglio da imbarcare al ritorno. Ma non si può. Ora, informazione numero uno sui bagagli Ryanair: fanno pagare un bagaglio imbarcato 20€ (tra l’altro, due bagagli, in barba a qualunque legge matematica, sono 60€). Non volendo pagare 40€ per i bagagli andata-ritorno, quando di bagaglio avevo solo quello al ritorno, ho pensato “Beh, poco male. Alla prenotazione dico di non avere bagagli da imbarcare, poi al momento di presentarmi in aeroporto pago i 20€ dovuti”. Giusto?

Sbagliato. Arrivo al check in desk, mi danno la ricevutina per andare a pagare alla cassa, e smollo una banconota da 50€ al tizio. Che mi guarda schifato e mi dice che si può pagare solo con Visa o Mastercard. Già indispettita (cos’è, una banconota da 50€ non sono soldi? Se ti fan schifo me li riprendo, eh!), ravano in fondo al mio portafoglio una carta Mastercard, che gli porgo nel timore assoluto – anzi, possiamo dire nella CERTEZZA assoluta – che la carta sia smagnetizzata, priva di soldi, o non attiva, dato che come è evidente la uso molto spesso.

Seduti al bar dell’aeroporto, rileggo la ricevuta rilasciata. Con su scritto: “Il cliente HA SCELTO di pagare con: Cash / Carta di Credito” e spuntata la casella relativa a “Carta di Credito”. No, il cliente, scusatemi, ma non ha scelto di pagare un bel cazzo di niente. Oltre a questo, leggo: “Totale pagato: 40€”.

Sbotto: “Come 40€? Il bagaglio non era 20?! O.P., che ne pensi?”.

Ma l’O.P. è intento a ridere per le mie disgrazie e a mangiare muffin.

“O.P., come puoi startene lì a sgranocchiare tranquillamente muffin???!!”.

“Non posso mica sgranocchiarli in modo agitato, i muffin. Mi sporcherei tutti i polsini di burro”.

Ignorando le citazioni di Wilde, trascino l’O.P. al banco dove ho pagato questa cifra incongrua e chiedo maggiori informazioni al tipo dello sportello. Che mi dice che, in aeroporto, il bagaglio costa il doppio. Io ribatto che sul sito non c’è scritta da nessuna parte questa adorabile clausola. Lui mi dice che sì, evidentemente, è fatto per tirare su più soldi. Io rispondo che questa si chiama truffa. Lui a sua volta replica che sì, possiamo definirla in questo modo. Comunque vogliamo definirla, io ci ho rimesso 20€.

Inviperita per questa faccenda – nonché per le due ore, no, dico DUE ORE di ritardo dell’aereo, mi avvio con l’O.P. al controllo prima dei metal detector. Ora, informazione numero due sui bagagli Ryanair: è previsto un solo bagaglio a mano. E fin qui, nulla di diverso dalle altre compagnie. MA! attenzione, qui sta la fregatura per noi signorine, la borsetta è considerata bagaglio a mano. Per me che quindi, oltre alla borsetta, avevo un trolley, si è presentato un problema. Il tizio addetto ai controlli mi ferma e mi dice che devo mettere la borsetta nel trolley.

“Non ci sta”.

“Ci deve stare”.

“Non c’è posto”.

“Ci deve stare”. [N.d.R. Questa testardaggine dei francesi a ripeterti pappagallosamente la stessa identica risposta come se tu non avessi replicato assolutamente nulla inizia a darmi sui nervi].

“E se non ce la metto?”.

“Allora deve imbarcare il bagaglio”.

Alché non ci ho più visto. Facendo infatti un rapido calcolo, siccome due bagagli per Ryanair costano 60€, ma vengono il doppio se fatti in aeroporto, mi sarei trovata a dover pagare 120€ per imbarcarli, che si vanno ad aggiungere alla sensazione di essere stata inculata alla grande, alle due ore di ritardo dell’aereo, e alla totale incapacità della maggior parte dei parigini di dimostrare qualsivoglia gentilezza, flessibilità o empatia.

Ho ragionato rapidamente sulla situazione [N.d.R. Non è sorprendente che io riesca a pensare tutte queste cagate in contemporanea nel lasso di tempo di qualche secondo?] e ho dedotto che:
1. davanti a me avevo una ragazza che, da quel che avevo capito, aveva un problema simile al mio, perché era stata fermata prima dei metal detector;
2. non avrei rivisto quelle persone mai più in tutta la mia vita;
3. l’opinione dei francesi rispetto gli italiani è già talmente bassa che non sarei andata ad intaccare una perfetta reputazione;
4. l’ultimo briciolo di dignità l’avevo perso quando l’O.P. mi ha trascinato sopra alle grate della metropolitana che buttavano fuori aria mentre avevo una gonna, reinterpretando Marilyn Monroe in ‘Quando la Moglie E’ in Vacanza’ in Rue de la Paix;
5. ero incazzata come una bestia.

Allorché ho preso la tracolla della borsa e l’ho arrotolata intorno al manico del trolley. Ho guardato l’addetto con aria di sfida e ho sentenziato “Ecco. Ora è un bagaglio unico. Va bene così?”. La ragazza a fianco è scoppiata in una risata fragorosa.

L’addetto ha risposto che no, non andava bene. La borsa doveva stare dentro al bagaglio. Gli ho chiesto se era conscio del fatto che, appena passati i metal detector, avrei tolto la borsa dal trolley, rendendo il suo controllo del tutto inutile e patetico. Lui ha detto che il suo compito era solo assicurarsi che tutto stesse in solo bagaglio.

Così ho bloccato tutta la fila, mi sono seduta in mezzo all’aeroporto, ho aperto la valigia, e mi sono messa con tutta la calma del signore ad infilarmi tutti i vestiti uno sopra all’altro, con la gente intorno che rideva, annuiva ed applaudiva. Al secondo paio di pantaloni, credo che la ragazza davanti a me stesse per schiattare dalle risate. Finita la vestizione, ho messo la borsetta in valigia, ho chiesto alla ragazza se stavo bene, lei ha risposto che ero un amore, poi sono andata dall’addetto e gli ho chiesto se ora potevo passare. Mi ha fatto passare, e me ne sono andata via con il culo dritto.

L’O.P.: “Sei matta da legare, ma ti giuro che ti sto ammirando in questo momento per quello che hai fatto”.

Io non vedevo l’ora di scriverci un post.

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