Posted in gennaio 2012

Memorandum

Nei prossimi giorni scriverò un post dei miei soliti. Questo sarà brevissimo, ma necessario, solo per ricordarvi che siamo le ultime generazioni che potranno sentire i racconti della guerra direttamente da chi li ha vissuti.

Pochi giorni fa, studiando per l’esame di letteratura italiana,ho letto sul manuale una frase che mi ha colpito: “Per il neorealismo post-bellico, lo scrittore non è più un letterato, ma un testimone”. Ho avuto la fortuna di assistere personalmente a due conferenze di due sopravvissuti di Auschwitz, Liliana Segre e Elie Wiesel. Ma credo che ognuno di noi abbia la fortuna di conoscere qualcuno che ha vissuto quel periodo: chiediamo a chi conosciamo; potremo raccontare a chi verrà dopo di noi, e spiegheremo loro perché il 27 Gennaio è IL giorno da ricordare.

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai».

Elie Wiesel

«Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. [...] C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo».

Primo Levi

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Ho bucato (ovvero, come uscito involontariamente durante una conversazione con Cesco: Il bucato mi ha steso)

E’ morto Megavideo. E suo padre Megaupload. 72 minuti di silenzio per commemorare la loro scomparsa, per carità. Questo è un lutto per l’intera nazione; che dico?! Per l’intero globo. La prova che forse è il caso che gli amici di Voyacesc si sbrighino a trovare i tredici teschi di cristallo e le sette sfere del drago (SOPRATTUTTO le sette sfere del drago!) perché temo che questo sia davvero un segno che il mondo sta andando a alla malora.

E infatti stamattina (anzi, ieri mattina, quando ho fatto la doccia) ho ricevuto un altro segno: non ho più mutande pulite. Neanche una. Neanche quelle cippa che uso durante il ciclo – quelle della serie “Se si macchiano, chissene!” e “Con due paia di mutande siamo sicure che non si muove nulla!”. Niente. E in realtà anche tutto il resto del bucato era da fare. Dunque, non potendomi [più] permettere di comprare un vestito nuovo ogni volta che non ho abiti puliti, ho pensato: “Beh, prendo la mia roba e vado a fare il bucato”.

Ora, la frase “Vado a fare il bucato” assume un significato letterale se teniamo in considerazione che la lavatrice a casa mia è rotta dal 2008 e che la lavanderia a gettoni con il parcheggio sta a circa 5km da casa. Ma ho pensato che tanto, per l’appunto, non sarebbe stato un problema, visto che ho Buondì. Questo pensiero risale a prima di vedere la mole di bucato da trasportare fino alla macchina.

Il primo problema si è presentato quando mi sono incastrata nella porta della mia camera. Avevo messo la mia borsetta a tracolla appoggiata alla spalla sinistra e al fianco destro, il borsone da viaggio con la roba scura su entrambe le spalle, lo zaino Napapijri con la roba chiara (scrivo la marca tanto per darvi un’idea delle dimensioni, cosa che “borsone da viaggio” non può fare precisamente, certo non per vantarmi della suddetta marca; se avessi voluto vantarmi di una marca, vi avrei detto che ho comprato un adorabile vestitino di Petit Bateau) sulla spalla destra (qui qualcuno potrebbe iniziare a chiedersi quante spalle ho. Ne ho solo due. Su una spalla era caricata più di una cosa), la borsa di plastica con la roba rosa appesa al braccio sinistro, il detersivo liquido da un litro e mezzo appeso al braccio destro, il manuale di italianistica nella mano sinistra, così come il golfino non-si-sa-mai-metti-che-faccia-un-gran-freddo, e le chiavi della macchina appese a non mi ricordo quale dito di quale mano.

Così agghindata arrivo alla macchina, salgo, e un delizioso cagnolino decide che vuole a tutti i costi salire con me e le mie tre valige, il manuale, il golfino e il detersivo. Convinco il padrone che non so proprio dove mettere anche il suo cagnolino, che Buondì è grande come un buondì (cosa lo chiamavo Buondì a fare se fosse stato grande come un panettone? Se fosse stato grande come un panettone l’avrei chiamato Panettone).

Arrivo vicino alla lavanderia a gettoni, parcheggio Buondino e – con solo metà carico – mi dirigo verso le lavatrici.

Le lavatrici sono più lontane di quanto ricordassi.

Torno alla macchina.

Riprendo la macchina.

Arrivo alla lavanderia e scopro che a. la lavanderia era circa a un chilometro di distanza dal mio parcheggio e b. che c’era parcheggio praticamente a due passi dalla lavanderia. Così, una volta parcheggiata, scendo sempre con metà carico di bucato, sotto lo sguardo attento di un pazzo con la barba grigia e gli occhi inquisitori che mi avrà presa per una pazza più pazza di lui, ed entro in lavanderia. E scopro che non c’è la macchina per cambiare i soldi. Dal momento che è difficile che io possieda circa 20€ tutti in monetine da uno, nascondo il mio bucato dentro una lavatrice giusto perché non stia in bella vista, esco e vado a fare il giro dei negozianti della zona. Apparentemente, *nessuno* ha monetine. Trovo un’anima pia che fa la barista in un posto dove hanno anche le slot machines. Resisto alla tentazione di giocarmi lì i soldi del bucato – chissà, magari sarei riuscita a lavare tutto con le vincite? – e cambio i dindini alla macchinetta-cambia-dindini (i dindini cambiati sono solo monete da 2€. Lo mettiamo in risalto perché tornerà utile ai fini della narrazione). Quando torno in lavanderia grazie al cielo la mia roba era ancora tutta dove l’avevo nascosta.

E poi mi trovo nel pieno di un dramma matematico.

Ci sono sette lavatrici. Due da 16kg, tre da 8kg e due da 5kg. Io avevo circa 15.000kg di roba da lavare, quindi la scelta andava da sè verso quelle da 16kg. Che prendono solo monete da 1€.

Analizzo le altre. Appiccicato a una di quelle da 8kg e a una di quelle da 5kg c’è un pelo sospetto. Sull’altra da 8kg una macchia di colore sospetto. Mi rimangono da usare una da 8kg e una da 5kg. E così, impiego solo 4 ore per fare cinque lavatrici, tra le urla di una ragazza che in un primo momento credevo essere straniera, per poi scoprire che parlava in dialetto napoletano, e che era preoccupatissima perché aveva già messo la roba portata da casa dentro l’asciugatrice, ma l’asciugatrice non partiva, per poi rendersi conto che bastava chiudere lo sportello. Nel frattempo, tra la seconda e la terza lavatrice inizio a chiedermi se per caso il parcheggio non fosse a pagamento. Fortunatamente, come vedete dal titolo (che non è “Paperino e la 313 Atto IV”) il parcheggio era gratuito, ma un simbolo strano su un cartello che non ricordo cosa voglia dire mi aveva messo qualche dubbio, tanto da lasciarmi in ansia per le restanti tre lavatrici (che per la cronaca, durano ognuna dai 28 ai 38 minuti).

Per tutti coloro che avessero da obiettare “Ma come diamine hai fatto a prendere la patente e non ricordarti praticamente neanche un segnale stradale?!” rispondo che a. il cartello più difficile che mi sia capitato all’esame di teoria è stato quello “Attenzione, attraversamento mucche” e b. a scuola guida nessuno ci ha mai spiegato dove parcheggiare. A scuola guida ti insegnano come parcheggiare, non dove. E in genere lo fanno in posti dove non ci sono strisce, cartelli, vigili, nulla. Quindi io so controllare il mio amato Buondì come se le sue ruote fossero i miei piedi, so cambiare le marce bene come se fossi sulle rotaie, so parcheggiare in spazi microbici, so consumare meno benzina quando voglio, so partire con la sgommata e so fare le derapate. Ma dove parcheggiare, no. Penso l’abbiate ormai capito. Comunque, che qualcuno mi spieghi cos’è quel simbolo (ho idea che abbia a che vedere con il disco orario, ma francamente non ho mai capito come funzioni un disco orario)(nè cosa sia, in effetti), cortesemente, perché vista la mia fortuna con i vigili..

Ma tutto è bene quel che finisce bene, e dopo aver quasi messo sotto un pedone che si è gettato incoscientemente in mezzo alla strada e nemmeno dove c’erano le strisce proprio poco dopo il momento in cui mi ero appena immessa sulla carreggiata con la testa fuori dal finestrino rivolta indietro per vedere che non passasse nessuna macchina – un qualche simpaticone mi ha rotto tempo fa lo specchietto destro – e stavomi giustappunto rigirando con lo sguardo rivolto dinanzi a me per scoprire che i tergicristalli, azionati per spostare la brina, non avevano fatto altro che peggiorare la situazione, sporcando il vetro in modo tale che vedevo solo degli aloni di luce intorno a me, sono finalmente giunta a casa, con un inizio di congelamento ai piedi.

Ma con il bucato pulito.

PS. E voglio vedere quanti di voi riusciranno a decifrare l’ultimo periodo, composto da una frase reggente e dodici subordinate di cui solo una di primo grado.

PPS. Se vi interessa, c’è anche il mio nuovo articolo su Clamm Cinema, sul delizioso film Caramel (che ero riuscita a scrivere, ebbene sì, “Catramel”).

PPPS. Oggi su Facebook ho trovato queste meraviglie di foto. Il freddo micidiale di questi giorni ispira a postarle. Le ha fatte uno scienziato pazzo (nel senso buono) di nome Kenneth Libbrecht; metto qui solo alcune foto perché sul sito dice che vanno usate con parsimonia, e ovviamente eccovi il link dove potete trovare tutte le adorabili foto: SnowCrystals.

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I propositi per l’anno nuovo (post semiserio)

Buon anno a tutti con il primo post del 2012! In realtà sarebbe stato più carino scriverlo esattamente il 1° gennaio, ma il 1° gennaio l’ho passato a dormire fino alle due del pomeriggio, visto che sono stata a lavorare fino alle tre di notte. Camminando e correndo alternatamente per otto ore di seguito. Saltando sopra i bambini che correvano ovunque. A tutt’oggi cammino ancora come un tirannosauro, tanto mi fan male le gambe.

Ma comunque.

Questo voleva essere un post serio, come ho fatto a sputtanarlo così già nelle prime tre righe?!

Ricomponiamoci e riacquistiamo un po’ di dignità.

Non ho mai fatto propositi per l’anno nuovo (prima di affermare questa frase ho controllato sul blog che non esistessero post a sbugiardarmi miseramente), più che altro perché a. data la mia propensione alla costanza ci sono elevatissime probabilità che dopo cinque giorni di ferrea attuazione dei propositi io me li dimentichi e b. in realtà non ne ho mai visto granché l’utilità. Ho tuttavia notato che, di recente, i pochi propositi che ho fatto – sempre facendo i conti con la mia inconstanza, ossia con la consapevolezza che non tutti loro avrebbero avuto lunga vita – sono andati a buon fine. Posso anche osare dire che alcuni sono diventati abitudini e regole (INAUDITO!). C’è da dire che erano tutte cose che ad alcuni potranno sembrare delle stupidaggini (tipo struccarsi tutte le sere prima di andare a dormire o rifare il letto tutti i giorni), ma in fondo penso che non abbia un grande senso porsi dei propositi inattuabili quali “Quest’anno voglio riportare la pace nel mondo” o “Quest’anno mi impegnerò a non seguire più di sette telefilm alla volta”. Guardiamoci in faccia. E’ totalmente impossibile che io abbandoni Gossip Girl, Pretty Little Liars, Desperate Housewives, Being Erica, I Hate My Teenage Daughter, Once Upon a Time, The New Girl, Lost Girl, Switched at Birth, Sabrina Vita da Strega, Drop Dead Diva, Lipstick Jungle e Downton Abbey. Tanto vale mettersi in testa di fare cose piccole – sebbene non troppo scontate, altrimenti che razza di propositi sono? – e che possano però sulla lunga distanza possano andare ad apportare dei miglioramenti, anche se piccoli.

Quindi quest’anno, in parte anche aiutata da questo video

che mi ha dato delle buone idee, ecco la mia prima lista di buoni propositi:

1. Bere più acqua. Ecco, ad esempio. Magari alcuni di voi diranno “Vabbè, ma che razza di proposito è? Se non bevi muori!”. Però non è che io beva proprio tanto. Magari ci sono dei giorni in cui sono una persona assetata e bevo di più, ma il classico “2 litri di acqua al giorno” per me è uno scoglio mica male. Il giorno che ho bevuto di più credo di essere arrivata a un litro e mezzo. Ma in generale sono anche arrivata a giorni in cui ho bevuto solo un bicchiere d’acqua. Questo ovviamente se escludiamo il mezzo litro giornaliero di tè, che *in effetti* è composto di acqua. Ma è un po’ come dire che bevendo solo Coca Cola si è a posto. Quindi. L’unico effetto collaterale che mi ruga di questo proposito è la pipì. Odio il fatto che se bevi tanto poi ti scappa la pipì, e odio il fatto che si presenti nei momenti meno opportuni, cioè quando sono fuori casa. Sono una di quelle persone che porta tutto a casa, non mi piace fare i miei bisogni in luoghi pubblici. Ciononostante, mi impegnerò a bere (gradualmente, se no buonanotte) i miei bravi due litri d’acqua al giorno, che corrisponderebbero, giusto a titolo informativo, a circa otto bicchieri dei miei. Sono già a uno e mezzo ed è solo l’una, mi reputo già a cavallo. Nel caso vi piaccia questo proposito e vogliate seguirlo pure voi, c’è un’app carina per iPhone – io ho un Blackberry quindi nisba, ma lo metto per voi – che è Water Log, in cui si può mettere un segno per ogni bicchiere d’acqua bevuto al fine di tenere meglio il conto [Aggiornamento del 28 Gennaio: esiste un'app anche per Blackberry! Water Consumption Tracker!].

2. Andare a letto entro mezzanotte e mezzo almeno 5 giorni alla settimana. Escludiamo i weekend dove ciò non avverrà verosimilmente mai. E conseguentemente svegliarsi a un orario cristiano anche quando non devo fare nulla di particolare. Chi mi conosce e sa che sono un animale prevalentemente notturno, si renderà conto che questo è un notevole sacrificio e che sarà difficile da raggiungere. Ma d’altronde è l’inizio dell’anno e ho il diritto di sognare.

3. Fare qualcosa di nuovo una volta al mese. Che sia una cosa che non ho mai fatto, o una cosa che ho paura di fare, o una cosa che è tanto che non faccio, provare a farne una al mese – compatibilmente con impegni di studio e soldini, nel caso la risoluzione occupi una giornata intera o implichi lo spendere del denaro.

4. Ignorare o cancellare del tutto le persone che portano negatività nella mia esistenza. La vita è bella ma breve. A che pro farsela inquinare da individui non necessari e che non apportano assolutamente nulla alla qualità delle nostre giornate, ma che anzi, in alcuni casi le rovinano pure? Quindi, sempre compatibilmente con la realtà – nel senso che sicuramente ci sono alcuni professori che portano negatività nei miei esami, ma non è che posso farli fuori tutti – eliminare (non fisicamente, ovviamente) (ma in fondo, perché no? Muahahahahahahahah!) (no, era una battuta) (sicura?) (sì, sì, sicura..) tutte le fonti che non contribuiscono alla qualità della mia esistenza con divertimento, apprendimento, affetto, supporto, massime di vita, soddisfazione, creatività o cioccolato.

5. Fare complimenti. Sapete una cosa? Ricevere complimenti è bello. Chi non ama ricevere complimenti? A me piace. L’OP dirà che è perché sono vanesia, ma la verità è che a chiunque fa piacere, specie se il complimento è spontaneo e senza secondi fini. Se poi è fatto da un estraneo la cosa mi rende ancora più contenta, perché è evidente che è un complimento sentito; esempio: se ho una bella acconciatura, la commessa del forno di via Zamboni potrebbe pure starsene zitta, non è che è obbligata come l’OP a dirmi che i capelli mi stanno benissimo; se – come è accaduto – mi fa un complimento e mi chiede come ho fatto a farmi i capelli così (a proposito, per chi fosse interessato, ho fatto così), a quanto pare ci teneva proprio a dirmelo; come fa piacere a me, farà piacere anche agli altri, quindi ecco: fare complimenti. Ogni giorno penso almeno una cosa carina nei riguardi di qualcuno, quindi perché non esplicitarlo?
Disclaimer per l’OP: tutto quello che ho scritto qui sopra riguardo al valore aggiunto dei complimenti fatti da sconosciuti non implica che i tuoi abbiano meno valore e che tu possa smettere di farmene.

6. Fare ogni giorno una lista delle cose da fare. Perché quando lo faccio, anche nel caso non riesca a fare tutto ciò che ho segnato, riesco comunque a fare più cose di quando non ho segnato niente. In realtà questo è già un po’ che ho iniziato a farlo (che è poi il motivo principale per cui ho preso un Blackberry: così posso far suonare l’agenda ogni volta che ho qualcosa da fare), ma voglio che diventi un’abitudine giornaliera, quindi lo scrivo anche qui.

Insomma, eccoci qui. Non credo abbia senso farne cinquemila. Quindi questi sono i miei sei buoni propositi per l’anno nuovo.

E voi?

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