Diálogo jamás pronunciado entre un padre y un hijo.

Desde su padre a mi padre. Desde su hijo a mi abuelo.

Que la tierra sea todo con la planta de tus piés y te sujete con firmeza, que sostenga tu cuerpo cuando perderás el equilibrio. Que el viento te refresque las orejas y le susurre adentro las respuestas que sabrán curar todo lo que tu angustia inventará. Que el fuego alimente tu mirada y purifique los alimentos que nutrirán tu alma. Que la lluvia sea tu aliada, te conceda sus caricias y lave de tu cuerpo y de tu miente todo lo que no te pertenece.

***

¿Estará buscando otros universos? ¿Nuevos deseos? ¿Nuevas miradas que lo jalen a otro mundo? Ya no habla. No lo puedo saber.

 

Me gusta creer que el incienso que mantengo encendido en la habitación es el que está creando una trenza, un lazo, una cuerda por medio de la cual va a recibir la ayuda que necesita. El humo aromático y misterioso no para de hacer volutas en el aire, que se elevan al cielo girando en espiral, y no puedo dejar de pensar que están formando el cordón umbilical que va a conectar a mi padre con los estratos celestes para llevarlo de regreso a donde vino.

 

La palabra misterio me asusta. Para contrarrestarla me aferro a los recuerdos, a lo que sé de mi papá. Me imagino que él también está atemorizado, pues sus ojos ciegos aún no alcanzan a vislumbrar lo que le espera.

Si todo comienza con una mirada, me preocupa que mi papá no distinga otras presencias, que non desee dar el primer paso en otra vereda.

 

Querido papi, no sabes lo que yo diera por poder iluminar tu camino. Por ayudarte en este tránsito como tú me ayudaste en mi llegada a este mundo, ¿te acuerdas? De haber sabido que tu tierno abrazo me sostendría, no me habría tardado tanto en nacer.

Laura Esquivel, “Malinche”, “Tan veloz como el deseo”.

Trad. nei commenti.

One thought on “Diálogo jamás pronunciado entre un padre y un hijo.

  1. Dialogo mai pronunciato tra un padre e un figlio.
    Da suo padre a mio padre. Da suo figlio a mio nonno.

    Che la terra sia tutt’uno con la pianta dei tuo piedi e ti regga con fermezza, che sostenga il tuo corpo quando perderai l’equilibrio. Che il vento ti rinfreschi le orecchie e vi sussurri dentro le risposte che sapranno curare tutto ciò che la tua angoscia si inventerà. Che il fuoco alimenti il tuo sguardo e purifichi gli alimenti che nutriranno la tua anima. Che la pioggia ti sia alleata, ti conceda le sue carezze e lavi via dal tuo corpo e dalla tua mente ciò che non ti appartiene.

    ***

    Starà cercando altri universi? Nuovi desideri? Nuovi sguardi che lo attraggano in un altro mondo? Non parla più. Non lo posso sapere.

    Mi piace credere che l’incenso che mantengo acceso nella stanza è quello che sta creando una treccia, un laccio, una corda per mezzo della quale riceverà l’aiuto necessario. Il fumo aromatico e misterioso non smette di fare volte nell’aria, che si elevano al cielo girando in una spirale, e non posso smettere di pensare che stanno formando il cordone ombelicale che collegherà mio padre agli strati del cielo per riaccompagnarlo nel posto da cui arrivò.

    La parola mistero mi spaventa. Per contrastarla, per fermarla, mi aggrappo ai ricordi, a quello che so del mio papà. Immagino che anche lui sia intimorito, poiché i suoi occhi ciechi non arrivano ormai a distinguere ciò che lo aspetta.
    Se tutto inizia con uno sguardo, mi preoccupa che mio padre non distingua altre presenze, che non desideri fare il primo passo in un’altro percorso.

    Querido papi, non sai cosa darei per poter illuminare il tuo cammino. Per aiutarti in questo passaggio come tu mi aiutasti ad entrare in questo mondo, ti ricordi? Se avessi saputo che il tuo tenero abbraccio mi avrebbe sostenuto, non mi sarei attardato troppo a nascere.

    Laura Esquivel, “La voce dell’Acqua”, “Veloce come il desiderio”.

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