Post che avrei dovuto postare giorni fa ma che posto ora.

14,00. Ufficio. Nei bagni. Un disastro totale, totale. Sono appena tornata dal parrucchiere. A Paolo avevo detto solo una spuntatina, per trasformare quel caos impazzito nella pettinatura di Rachel di Friends. Ha cominciato a passarmi le mani nei capelli e subito mi sono sentita protetta da un genio che ha capito la mia bellezza interiore. Sembrava avere tutto meravigliosamente sotto controllo: mi muoveva i capelli da una parte all’altra, li gonfiava in ciocche vaporose e mi lanciava occhiate d’intesa come per dire: “Sto per fare di te una pollastrella da schianto“.

Poi all’improvviso si è fermato. I capelli sembravano impazziti come quelli di una professoressa con la permanente e un taglio fatto con la scodella. Mi guardava con uno stupido, fiducioso sorrisetto pieno di aspettativa, quando è spuntato il suo assistente gongolando: “Ah, stai da dio!” Colta dal panico, mi fissavo inorridita, ma avevo stabilito un tale legame di reciproca ammirazione con Paolo che dirgli quanto odiavo quei capelli avrebbe fatto crollare tutto come un imbarazzantissimo castello di carte. Ho finito per unirmi alle loro esclamazioni per quella mostruosità, dando a Paolo cinque sterline di mancia. Tornata al lavoro, Richard Finch mi ha chiesto se ero stata a una seduta di ellettrochoc.

19,00. Appartamento. I capelli sono una spaventosa parrucca con una frangettina ripugnante. Ho passato quarantacinque minuti davanti allo specchio con le sopracciglia alzate nel tentativo di farla sembrare più lunga, ma non posso trascorrere tutto domani sera assomigliando a Roger Moore quando il cattivo col gatto minaccia di far saltare in aria lui, il mondo e la scatolina piena di vitali computer MI5.

19,15. Il tentativo di imitare Linda Evangelista prima maniera sistemando in diagonale la frangia col gel ha trasformato la sottoscritta in un alieno ripugnante. Sono nera di rabbia con quell’idiota di Paolo. Come si può fare questo a una persona? Come? Odio questi parrucchieri megalomani e sadici.

Helen Fielding, “Bridget Jones: the Edge of Reason”, trad. M. Maioli

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