Le 12 fatiche di San Vin Diesel

La Ragazza con la Valigia è rientrata dalle fatiche parigine (e che fatiche).

Riassunto delle 12 fatiche:

1. Non riassumo. Sulla verniciatura ho già scritto un post, mi pare che basti. Potrei dire che è stato un po’ come ripulire in un giorno le stalle di Augia.

2. Due giorni dopo la faticaccia della riverniciatura, ci è venuta la brillante idea di comprare all’Ikea la libreria Billy, che costa poco, per mettere via i libri che avevano ormai occupato metà pavimento, dato che avevamo smontato le mensole per dipingere. Dopo un abbondante pranzo a base di succulente schifezze svedesi Tuzki07 (felicità è un bicchiere di Orangina con la polpettina), abbiamo trovato la prescelta Billy. Peso: 26 kg. Vabbèèè, noleggiamo un furgoncino. Condizioni per il noleggio del furgoncino parigiosvedese targato Ikea: un assegno caparra di 600€ (ughnoo) e una bolletta della luce o del gas (certo, scema io che non ho pensato di portarmi dietro una bolletta!). Abbandonata l’idea del furgoncino, ci arrendiamo all’evidenza. Sì. 26 kg in spalla, e via che si va, come Obélix con il menir, carichiamo la libreria pesante come tutta la mandria di buoi di Gerione, saliamo sull’autobus, poi sulla RER, poi sulla metropolitana. Sulla metropolitana io sto per morire spiaccicata tra le due porte, e per evitare la mia triste fine, ho a mia volta spiaccicato Pallasinistra contro la fiancata interna del treno, rompendole un’unghia (addirittura!). Uscite dal metro, i 500 metri in salita dell’infida rue d’Hautpoul. Ferme ogni 5 metri circa, alla fine, sotto l’egida di un matto che ci guardava annuendo, siamo arrivate a casa. Tuzki04

3. Fatica multipla: tutte le sere siamo state invase dalle coccinelle. Capisco che faccia specie, ma non avevo idea che le coccinelle potessero essere bestie così moleste. Ne cacciavamo fuori una e ne rientravano tre, come le teste dell’Idra di Lerna. Sospetto che siano state attirate dai nuovi fiammanti colori dell’appartamento.

4. Gita a Versailles. L’ultimo girone dell’inferno gli fa un baffo. Pallasinistra era in estasi, in mezzo a tutto quell’oro. Io ero in preda ad un rigurgito barocco e a una crisi di nervi che mi ha spinto a meditare di arrampicarmi come i gatti sul primo arazzo disponibile, pur di togliermi dalla bolgia infernale Tuzki sgrat. Mi sentivo in preda alle macchine fotografiche cannibali dei turisti impazziti, come le cavalle carnivore di Diomede.

5. I giardini di Versailles. Ho ancora le vesciche sulle mani. La genialata di salire su una barchetta a remi in mezzo al lago dei giardini mi ha costato la manicure. E un’abbronzatura da muratore niente male. All’inizio ero un po’ impacciata (leggi: continuavo a girare in tondo), poi le mie origini veneziane sono uscite alla ribalta alla grande e andavo che sembravo unta – mentre Pallasinistra se la rideva di gusto sdraiata dall’altro lato della barca -, ma eravamo circondate dall’intero stormo di uccelli del lago Stinfalo. “Dì a quelle cazzo di anatre che se non si levano dai maroni le metto sotto con la barca!!!”.

6. Sto leggendo tranquilla. Sarti Antonio. Faccio un respiro profondo. SBRAM. Scucito mezzo vestito. ‘mazza, che cassa toracica. Ricucire tutto il cinto di Ippolita. Alla fine ho fatto un lavorino che nemmeno nelle meglio sartorie cinesi.

7, 8, 9, 10 e 11. Eh oh, non sapevo come metterle. Abbiamo fatto troppa spesa. Prima della partenza abbiamo dovuto mangiare il mangiabile (il cinghiale di Erimanto, la cerva di Cerinea, il toro di Creta, 3 kg di pomodori), rifilare ai vicini il rifilabile (abbiamo pensato di lasciare la roba al Cerbero del terzo piano, poi abbiamo optato per il portiere), mettere in valigia il valigiabile (i pomi delle Esperidi, ossia 2 kg di mele golden).

12. Correre in aeroporto l’ultimo giorno – oggi – ragionando su come scuoiare l’autista dell’autobus come il leone di Nemea, un mormone, secondo il parere di Pallasinistra molto figo (?), che andava ai 90 all’ora in autostrada. Nonostante le proteste della sottoscritta, che continuava a fiatargli sul collo “Dai amore, Fast&Furious, spingi il piedino di fata sull’acceleratore!”. Tuzki11

A 50 minuti dall’imbarco, ho inviato un messaggio a mia mamma con su scritto “Prega San Vin Diesel che l’aereo sia in ritardo!”.

Non so come sia stato possibile, ma siamo arrivate alle 16.50, con l’aereo che partiva alle 17.40, e siamo riuscite a beccare il check in aperto. Quando si dice una botta di cul.

* * *

girlonthemove

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One thought on “Le 12 fatiche di San Vin Diesel

  1. […] Pallasinistra ci fu un terribile episodio di violenza da parte loro (per chi non se lo ricordasse, guardate qui), ma da qundo lei ne ammazzò una, devono essersi rivoltate – contro di me, però – […]

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