Tutta colpa dei borzog (quelli cattivi. povero borzog buono).

Dunque.

(In grammatica italiana non si inizia la frase con una congiunzione, men che meno con una congiunzione conclusiva).

Dunque.

Volevo rendervi partecipi di un fatto la cui rilevanza è quasi storica e assolutamente di pubblica utilità.

Cosa ho sognato stanotte.

Ho fatto una serie di sogni assurdi, nessuno dei quali spaventoso o angosciante, per la verità, ma sicuramente strani, degni di essere ricordati. Sì.

Parto dal meno assurdo, anche se cronologicamente non è il primo che ho fatto. Giravo a Madrid vicino a una serie di case su palafitta (solo davanti. dietro erano simili a quelle della Malàstrana di Praga) con un vestito fluttuoso e svolazzante bianco (immaginatevi il fantasma di Cathy in Cime Tempestose), e c’era una povera vecchietta in una delle case che mi aveva scambiata davvero per un fantasma. Ma non era preoccupata, era solo un po’ perplessa. Però non volevo ripassare da lì per non spaventarla del tutto.

Da qualche parte durante la notte ho sognato anche che ero con la mia migliore amica nel nostro bar preferito – che però era diversissimo – e quello stupido del barista per darmi delle caramelle (nei bar vendono sempre le caramelle) le aspirava con una cannuccia e le metteva in un sacchettino tutte sbavacciate.

Poi – e già qui andiamo sul pesante – ho sognato i borzog. Ho trovato la loro descrizione qualche giorno fa in un libro che sto leggendo, “Il meglio che possa capitare a una brioche“, di Pablo Tusset. Trascrivo il pezzo sui borzog, così avete chiaro cosa sono. (metto pure la copertina del libro).

* * *

tusset

* * *

“Un baccano incredibile ha interrotto la mia siesta, brrrrrrr, proprio mentre sognavo delle creature perfide in grado di  piantare le gambette nel suolo, come radici, e di sopravvivere all’infinito sotto forma di vegetale. Avevano persino un nome, si chiamavano “borzog”, strani esseri a metà tra l’ortica e il folletto. ci camminavi tranquillamente in mezzo senza sospettare nulla e, improvvisamente, zacchete, cominciavano a muoversi, sfilavano le radici dal suolo, trasformate di nuovo in gambe, e ti addentavano furiosamente i polpacci, vaffanculo a loro. […] Ho cominciato a sentirmi tiste, mentre percorrevo con lo sguardo il salotto, un vero e proprio campo di Agramante che si stendeva davanti ai miei occhi. Ho quasi temuto che dalla giungla della mia stanza potesse sbucare un borzog per gettarsi sui miei polpacci. L’idea mi ha preso talmente male che mi sono lasciato trasportare da un altro avanzo del mio retaggio di educazione borghese e ho pensato che fosse giunto il momento di mettermi a pulire”.

Posto che più o meno è quello che penso io della mia camera, questi sono i borzog. Uno di loro doveva raggiungere la vetta di un monte sopra al quale stava dio, e per arrivarci doveva passare sopra una miriade di geyser (alcuni spruzzavano acqua incandescente, alcuni carboni ardenti, altri fiammate ghiacciate). Se fosse sopravvissuto, avrebbe visto la luce. Ce la faceva, ma al posto di dio lo riceveva il suo segretario. Mi dispiaceva per il povero borzog che aveva fatto tutta questa fatica.

Infine l’ultimo sogno, il più fuori dai coppi. Ero un topo vestito un po’ come Minnie, un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie (sì, embè?) che finiva nello sciacquone del water – non potete immaginare le schifezze che ci sono nello scarico! – di casa di mia nonna. Ero a casa sua perché la stavo aiutando a stendere il bucato. C’erano pure dei ragazzini che mi guardavano le gambe, e nel cielo sfrecciavano dei caccia militari. Comunque, dopo un viaggetto nello scarico, sbucavo da una fogna e mi ritrovavo in un assurdo paese russo, o perlomeno di lingua russa, in cui nessuno conosceva l’Italia nè un modo per farmi tornare a casa, e io continuavo a dire agli ameni abitanti che si ostinavano a parlarmi “ya ne govoryu po russki”, che vuol dire “io non parlo russo”, ed è l’unica frase che so in russo. Però era pieno di campi di fiori stranissimi e colorati, grano e funghi che sembravano usciti dai fumetti (così a occhio, delle amanita phalloides non velenose). Io aiutavo gli abitanti a stendere il bucato.

E non avevo neanche mangiato pesante.

Se qualche pisicologo si vuole sbizzarrire a interpretarli, che si diverta pure.

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6 thoughts on “Tutta colpa dei borzog (quelli cattivi. povero borzog buono).

  1. speradisole ha detto:

    Se non pesante, sicuramente qualcosa di indigesto, forse il sanscrito. Comunque chi sogna a colori è felice ed ha una bella fantasia. Ciao carissima.

  2. hahaha può essere che il sanscrito mi sia rimasto un po’ sullo stomaco! grazie mille, che bel commento 😀

  3. Anna Lorenzi ha detto:

    Cara “Ragazza con la valigia”, mi scuso per questo estremo ritardo nel risponderle ma ho avuto un sacco di impegni lavorativi ultimamente all’estero. Le ricordo che la mia proposta è ancora valida, mi piace molto come scrive e mi piacciono le sue foto. Mi dispiace ma il mio precedente indirizzo mail è stato cancellato. Se vuole può scrivermi a : annalorenzi1957@libero.it , spero sia ancora interessata. Cari saluti.

    Anna Lorenzi.

  4. frastellina ha detto:

    ho visto la tua visita sul mio blogghino… volevi vedermi coi capelli viola,eh?

    aspetta, aspetta… 😀

  5. @Anna Lorenzi: sono sempre interessata, e le ho mandato un’email all’indirizzo da lei indicatomi.
    @fra: come hai fatto a beccarmi?!?!?!?! o.O

  6. […] da scrivere nè viaggi nuovi da recensire. Poiché la mia attività onirica è da sempre ottimamente variegata, ho pensato – ieeeeeeeee! – di farvi sapere quando faccio dei sogni interessanti […]

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