Attente che a Noto ci sono i delinquenti!

Eccomi qui. I miei sono in vacanza, io sono a casa da sola, sono una fifacchiona della peggior specie e perciò siccome ho paura a dormire in casa da sola (casa nostra è circa 90mq, ossia circa 55mq oltre la mia soglia di tolleranza), sono connessa a tutti i social network possibili così mi sento meno sola. E facendo un saltino sul blog mi sono resa conto che non ho raccontato il mio viaggio in Sicilia, nè messo le foto.

Dunque. Parto a un orario alquanto accettabile del mattino, e prendo il mio volo per Fiumicino, al termine del quale una raffica di vento ha reso difficoltose le operazioni di atterraggio. Ero sul punto di vomitare anche le budella, quando fortunamente siamo arrivati a Fiumicino, puntualissimi. Mi avvio verso il gate dove avrei dovuto prendere l’aereo per Catania, e intanto contravvengo a tutte le mie regole del boicottaggio per comprarmi una Coca Cola, nella speranza che l’elevata quantità di anidride carbonica mi rimetta in sesto lo stomaco (non c’è bisogno di dirvi come, evidemente). Mi siedo proprio davanti alle hostess di terra che staranno sicuramente per annunciare l’imbarco, visto che mancano cinque minuti. Poi mancano due minuti. Poi sono tre minuti oltre.

Poi sono venti minuti oltre. A questo punto iniziano ad imbarcare. Le hostess di terra sono le più lente che io abbia mai visto. Arriva un passeggero, lo guardano, si fanno dare biglietto e documenti, osservano il documento, osservano il passeggero, osservano il documento, riconsegnano il documento; osservano il biglietto, si fanno ridare il documento, osservano il documento, osservano il biglietto, riconsegnano il documento; strappano parte del biglietto, ne riconsegnano una metà, e l’altra la appoggiano su una pila di biglietti, facendo in modo che siano esattamente allineati e che creino una pila uniforme. Fanno così per ognuno dei passeggeri. Sull’aereo ho contato circa venticinque file, con sei posti ciascuna. Il chè fa circa 150 persone. Perdendo anche solo 30 secondi a persona, fate voi un conto di quanto ci abbiamo messo. Ma non è tutto. Dopo che la tiritera era stata fatta con un terzo dei passeggeri, l’autobus che porta dal gate all’aereo se ne è andato. Puff. Partito con solo un terzo dei passeggeri a bordo. Così i restanti hanno dovuto aspettare che ritornasse e ne caricasse degli altri. Questo per tre volte. Gli autobus partivano vuoti come le scialuppe del Titanic.

Dopo circa 27.349 ore, eravamo finalmente tutti pronti a partire (con annuncio da parte del comandante “Ci scusiamo per il grande ritardo dovuto all’eccessiva lentezza delle operazioni di imbarco”, con ovvio stizzito riferimento alle hostess di terra più lente del mondo). Il volo è trascorso piacevolmente fino alla fine, con appena un’ora di ritardo; mi sono catapultata giù dall’aereo per correre in bagno – a causa dell’intera bottiglia di Coca Cola che mi ero scolata in un’ora a mo’ di medicina-causa-rutti-anti-womito. Fatta la pipì più lunga della storia, vado ai rulli dove riconsegnano i bagagli. E. Panico. Sul rullo dove fino a cinque minuti prima scaricavano i bagagli da Roma, non ci sono più bagagli. O meglio, ce ne sono due, ma nessuno dei due è bello come il mio. La Ragazza con la Valigia rischiava di rimanere senza valigia. Il chè è un bel problema, oltre che per l’evidente scomodità di rimanere senza costume da bagno in Sicilia, anche per la credibilità del mio nome e del mio blog. Così corro all’ufficio bagagli smarriti. Mi dicono che hanno solo spostato i bagagli del mio volo su un altro rullo. Grazie al cielo recupero la mia valigetta (un gran bel regalo del quale vado molto fiera, è di Alviero Martini) e mi precipito fuori dall’aeroporto per cercare la corriera che avrò sicuramente perso e che dovrebbe portarmi al paese della mia amica.

Infatti ho perso la corriera e un poco cortese addetto alla biglietteria (che peraltro non era apparentemente tenuto a fare i biglietti per la mia linea) mi fa sapere che la prossima passa tra due ore. E vabbè. Mi siedo su un marciapiede, con la mia valigia. Sotto il sole. Sotto il sole delle 3 del pomeriggio. In Sicilia. Davanti all’Etna. Che ha deciso di fare il capriccioso e nascondersi dietro una fitta coltre di nubi nebulose. E intanto mi brucio i piedi. Così, apro la valigia per prendere la crema protettiva. E così noto una cosa. Alla partenza, avevo messo nel portafoglio un centinaio di euro. Poi mi è venuta l’ansia che potessero non bastare (sì, lo so che sono stata via solo quattro giorni. Ma non si sa mai, io sono una personcina prudente), e così ho pensato di aggiungere altri cinquanta euro. Poi ho pensato “Ma vuoi che spenda tutti i cento euro?? Dai, non sarò così mani bucate. Prendo questi cinquanta euro giusto proprio per assoluta sicurezza, li nascondo in una taschina della valigia, e facciamo finta che non ci siano”.

E infatti non ci sono. Apro la valigia, e i cinquanta euro non ci sono più.

E vabbè. Non è che ormai ci posso fare più di tanto. Non ci sono più, e non ci sono più. Facciamoce una ragione. Non potrò più comprare in saldo un paio di Christian Louboutin quando vado a Parigi, visto che metà dei soldi adibiti allo scopo sono volati via, e pazienza.

Vaffanculo.

Comunque, continuo ad aspettare il bus, e non se ne vede uno all’orizzonte. E poi PANG. In un solo colpo, tutte alla stessa fermata, arrivano duecento corriere (puntualissime) con le varie fermate elencate in un display sul parabrezza anteriore. Così che per capire qual è la tua corriera, devi aspettare che il nome della tua destinazione scorra sul display, e se non c’è, passare alla corriera successiva e tentare nuovamente. Purtroppo gli autisti hanno una gran fretta perché ci tengono ad essere puntuali e quindi si seccano se ci metti troppo tempo. E’ per questo che a un certo punto uno parte con la valigia di un tizio nella stiva e il tizio ancora alla fermata. Spaventata che questo accada anche a me, quando trovo la mia corriera salgo con i soldi pronti per pagare il biglietto e soprattutto con la mia valigia a fianco. L’autista lo nota, mi guarda stortissimo, e mi fa: “No, i bagagli vanno nella stiva”. E io, sfoderando il mio sorriso più affabile: “Vabbè, è piccolino, me lo tengo vicino.. non lo si noterà nemmeno.. e poi dai, siamo in Sicilia..”. E invece no. Siamo in Svizzera. Mi guarda ancora più torvo e mi intima cortesemente [leggi: ordina] di mettere il bagaglio in stiva. Scendendo tra gli insulti malcelati degli altri passeggeri chiedo “Ma poi faccio in tempo a risalire sull’autobus, vero..?”.  Non mi degna di una risposta. Per fortuna comunque sono riuscita a salire.

E così, dopo sole 8 ore da quando sono uscita di casa, sono finalmente arrivata a destinazione a casa della mia amica.

Nei giorni successivi tutto è andato benissimo, e a parte la prima sera in cui c’era molto vento e faceva un po’ freschino (giuro, TUTTE le persone che mi sono state presentate mi hanno detto qualcosa riguardo al clima assolutamente inospitale e più adatto a un pomeriggio di dicembre piuttosto che a una sera di luglio. Io a Bologna i 18 gradi in un pomeriggio di dicembre me li sognerei, ma beh) (specie se continuiamo con il trend dell’anno scorso, in cui siamo agilmente arrivati ai -11), tutte le giornate sono state fantastiche. Siamo andate in gita alle città vicine, tra cui Siracusa e Noto, con grande disapprovazione della mamma del moroso della mia amica, la quale sosteneva che non saremmo dovute andare a Noto perché – cito –  a Noto ci sono i delinquenti. Io a Noto ho visto un milione di chiese nel raggio di 100m, ma delinquenti no. Comunque, oltre a “Ma che freddo fa”, anche “Attenta che ci sono i delinquenti” è diventato il motto della vacanza.

Ho assaggiato la granita di gelsi. Gnam.

E i meloni Paceco.

Oh, e sorprendentemente, in una deliziosa frazione di Pachino di nome Marzamemi [N.d.R. che mi dicono dalla regia avere 263 anime], a un festival di cinema all’aperto, al quale ho scoperto che partecipano personaggi quali Luca Zingaretti e Luigi LoCascio – che ovviamente non ho visto – , ho incontrato un collega di uni di Pallasinistra. Il quale apparentemente non è nemmeno di Marzamemi. Ergo, ho avuto l’ulteriore conferma di quanto sia piccolo il mondo.

A questo punto, lascio il posto a un pochino di fotine. E a proposito, nel caso non ve ne foste mai accorti, se appoggiate il mouse sulle immagini, ci sono delle descrizioni serissime e molto adeguate per sapere cosa è stato fotografato.

La granita a colazione con le brioches è qualcosa di spettacolare

Davanti al parco c'erano delle bancarelle che vendevano cappelli, c'era una fantastica coppola (che peraltro ho scoperto chiamarsi 'scuzzetta') di paglia. Non l'ho presa pensando che tanto ci sarebbero state altre ventimila bancarelle tutte uguali in giro per Siracusa. Errore gravissimo.

Spam di oleandri.

Le case dell'Ortigia sono una più bella dell'altra.

Fighissssssimo.

Sassoni davanti alla Fonte Aretusa.

Una delle cinquasettemiliardi di chiese barocche a Noto, che per comodità sono state tutte battezzate come "Basiliche di San George".

Soffitto di una chiesa di San George.

Sì, lo so. Un'altra foto che avrei potuto fare ovunque. Ma questa è un'autentica buchetta della posta lilla davanti al carcere di Noto!

Spiaggia di Santa Maria, dove grazie a Santa Maria sono riuscita a prendere un colorito quasi sano.

Portoncino ad Avola.

L'Etna! L'Etna! Al ritorno l'ho visto! Al ritorno l'ho visto!!!

Ovviamente ho fatto molto più foto di così. Solo che non posso mettervi una marea di foto qua. Se avete qualche idea di come posso fare per farvele vedere, per quelli di voi che non hanno Facebook, ditemelo pure. Anche, ad esempio, se volete che il post diventi pesantissimo e che le carichi tutte qua, ditemelo pure.

PS. Pare che sia un periodo che sono sfigata con i mezzi di trasporto: ho preso una multa sul bus, e lunedì sono andata al mare nelle Marche. E il treno era in ritardo di due ore.

PPS. Sono andata al mare nelle Marche perché l’OP si trova dai nonni là. Praticamente quest’estate l’ho visto un paio di volte. Comunque, ci siamo visti lì, ossia a metà strada. In altre parole, io ho fatto 200km, lui 36. Si è giustificato perché apparentemente avremmo dovuto impiegare più o meno lo stesso tempo. Dopo due ore di ritardo del mio treno, ho stabilito che la prossima volta ci incontriamo a metà strada a Imola.

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10 thoughts on “Attente che a Noto ci sono i delinquenti!

  1. FraStellina scrive:

    come sempre, un GRANDE PLAUSO per le tue foto ♥♥♥
    se prima del 18 riesco a sottrarmi ai miei attuali impegni familiari (leggasi: passare la giornata a afr torte per il pranzo coi parenti del 15, e passare le serate a chiudere tortellini) mi faccio viva per uscire. bacio ♥

  2. SuperDelly scrive:

    La Sicilia deve essere uno spettacolo! Devo andarci quanto prima!🙂

  3. rasoiata scrive:

    Gran divertente lettura,
    ringrazio.

    Occhio ai licantropi dopo la mezzanotte, sono affamati..

    Ciao
    Zac

  4. LadyLindy scrive:

    vedi? VEDI? Tu ti devi fidare delle canzoni che ti metto come commenti, soprattutto se sono in siciliano e cantate da Battiato (vorrei mettere il link, ma non ricordo in che post l’ho messa..shame on me). Cioè, apparte la storia dei 50 euro. MA. Ne hai ricavato delle foto fighissime come sempre, poi continuo a ripetere che dovremmo andare da qualche parte insieme prima o poi. Besos!

  5. speradisole scrive:

    Non c’è che dire, carissima, i tuoi post si leggono così velocemente e vanno giù così bene, che fanno l’effetto di una fresca granita a quaranta gradi all’ombra.
    Ciao, a quando ritorni. Un bacione.

  6. @fra: desumo che tu non sia riuscita a liberarti dagli impegni ferragostani.

    @superdelly: perlomeno la parte che ho visto io sicuramente merita tantissimo!

    @zac: solitamente sono buona amica dei licantropi. mi impauriscono fantasmi e spiriti con faccende in sospeso.

    @lady: hai ragione. e riguardo l’andare da qualche parte insieme, almeno hai la certezza che, andando via con me, un sacco di ghigne non te le leva nessuno.

    @speradisole: grazie mille dott, è un bellissimo complimento, come sempre! probabilmente al mio ritorno avrò qualche nuovo resoconto!😀

  7. cescocesto scrive:

    mi unisco al coro di complimenti per il racconto, e ti faccio le mie più sentite condoglianze per le scarpe di louboten (o come caspio si scrive). ma, i soldi erano in una tasca facilmente apribile? o ti hanno proprio scassato la valigia?

    comunque, sono contento che tu sia ancora la ragazza con la valigia e non la ragazza senza valigia, e come sempre.. bellissime foto!

  8. i soldi erano oBBBBBiettivamente in una tasca facilmente apribile. e soprattutto in una valigia facilmente apribile.
    ed essere una ragazza con la valigia senza valigia sarebbe stato un considerevole problema, oltre che un curioso paradosso.

  9. Raffaele scrive:

    Bel racconto e belle foto.

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