Ragù halal, pollo kasher e castagne allucinogene.

Nella furia di preparare la valigia alle 3 di notte tentando contemporaneamente di scrivere un articolo per CLAMM mi sono dimenticata di scrivere il post programmato per farvi gli auguri, quindi.. auguri di buon Natale!

Eccoci qui, sono tornata dal viaggetto natalizio a Parigi con mia zia e mia cugina (tecnicamente si tratterebbe della zia e della cugina di mia mamma, in altre parole la mia prozia e mia cugina di secondo grado, ma mi viene un po’ macchinoso chiamarle così, visto che peraltro le fa sembrare due estranee, cosa che decisamente non sono, quindi saranno mia zia e mia cugina, o anche Tata e Betta). Un gruppo quantomeno alternativo. Una con il collo bloccato e tendenza alla colite che prendeva 750 tipi di pillole diverse al giorno, detta anche “la Malata Immaginaria”; una che in teoria non aveva nulla, ma per solidarietà verso la prima si è fatta iniziare il ciclo così da essere presa dai crampi alle ovaie, detta anche “la Ragazza con la Valigia”; e una che avrebbe dovuto essere la messa peggio, essendo ultrasettantenne, e che invece era la più sbarbina di tutte e, oltre a tentare ripetutamente di passare con il biglietto di altre persone in metropolitana, si è pure fatta di castagne allucinogene (e non solo. Tra le altre sostanze stupefacenti assunte da quest’ultima, vorremmo ricordare: il famigerato hasidos, l’acido ludico e l’acido ianunolico). Detta anche.. Tata.

Nel caso vi stiate chiedendo cosa sono le castagne allucinogene, sono quelle che trovate dai pakistani rivenditori di caldarroste davanti alle gallerie Lafayette; dopo che vengono ingerite, danno curiosi effetti allucinogeni, e la persona che ne ha fatto uso inizia a sparare una serie di cazzate molto divertenti. Il fatto che Iggy Pop quest’anno sia l’uomo immagine delle gallerie Lafayette forse spiega il perché della vendita di castagne allucinogene. L’hasidos, l’acido ludico e l’acido ianunolico non sono altro che le sostanze psicotrope di cui mia zia ha ammesso di fare uso mentre era sotto l’effetto delle castagne allucinogene.

Tra le altre varie avventure, ricordiamo il momento in cui mia cugina è rimasta a piedi per colpa di una carrozzina invadente mentre io e mia zia siamo salite sul metro. E mia zia, non ancora sotto l’effetto calmante delle castagne e incurante del fatto che mia cugina è adulta e vaccinata, del fatto che le avevo mimato dal metro di aspettarci lì perchè saremmo tornate indietro e anche del fatto che tutte e tre avevamo il cellulare dietro, si è fatta prendere dal panico, e ha iniziato a correre da tutte le parti preoccupatissima di non ritrovare mai più la sua bambina. Come previsto, la sua bambina ci aveva aspettate seduta alla fermata. L’abbiamo recuperata senza danni ma da quel momento Tata non ha più passato un secondo senza staccarsi da lei, o in alternativa senza chiedere “Dov’è Betta?!”, persino sull’aereo.

Giusto per saltare di palo in frasca, nel caso abbiate deciso di comprarvi una casa a Parigi, prima di acquistare, informatevi su chi è l’amministratore di condominio. Se è una società chiamata Lamy, andate a cercare un’altra casa.

ANTEFATTO

Essendo un filino preoccupata dall’arrivo, circa due mesetti fa, di una lettera in cui si sosteneva che io fossi in debito con questa società di circa 2000€, tento di raggiungere telefonicamente varie e varie volte le due persone indicate sulla lettera, ossia il contabile e la signorina dei contenziosi, che ora per comodità chiameremo Cip e Ciop. Non ricevendo alcuna risposta, mando un’email a Cip, dicendogli di spiegarmi cortesemente cosa fossero quei 2000€. Non ricevendo ancora risposta, riprovo a chiamarlo. Finalmente ottengo un’udienza, e Cip, in un francese smangiucchiato, borbottato e incomprensibile nonostante le mie ripetute richieste di alzare la voce perché non riuscivo a capire una Cip-pa, leggendo la mia mail in diretta telefonica, mi comunica che mi risponderà mandandomi il dettaglio del pagamento. Rassicurata, metto giù il telefono. Dopo soli due giorni mi arriva la mail di Cip. La mail di Cip non è altro che una copia della lettera che mi era arrivata via posta, in cui mi dicono che devo loro circa 2000€. Alterata per l’ottusità di Cip, cerco di mandare un’email anche a Ciop, al suo indirizzo ciop3@amministratorecippa.com. Ed ecco che mi arriva una notifica che mi rende noto che l’indirizzo non è attivo. Sperando che quel “3” alla fine dell’indirizzo sia un refuso, lo tolgo, e ritento l’invio. Mi risponde Cindy, che ha lo stesso cognome di Ciop, che mi dice che non è lei la persona che cerco, e mi dà un altro indirizzo. Mando una mail a questo nuovo indirizzo e non ottengo risposta. Non so se a questo punto avete notato anche voi la somiglianza con il bue che bevve l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo, e non so se di conseguenza è venuto anche a voi il dubbio che esista un bug nella burocrazia francese addirittura peggiore che in quella italiana.

Comunque.

Siccome non ottengo mai risposta, invio a entrambi una mail che so benissimo che non verrà mai letta in cui faccio minacciosamente sapere che il 22 mi recherò personalmente a Parigi per risolvere questa questione.

FINE DELL’ANTEFATTO

Così, il 22 pomeriggio, un’ora dopo essere arrivata a Parigi, vado nell’ufficio della filiale della società più vicino a casa mia. E l’ufficio è chiuso. Per nulla scoraggiata, ma anzi determinata ad avere la meglio, mi ripresento lì alle 9 del mattino seguente, entro trionfante, e la segretaria mi dice che il mio immobile non è gestito dalla loro filiale. E io dico “Ma come non è gestito da voi? E da chi è gestito?” “Ah, non lo so!” “E non può controllare?” “Eh, no!” “Ma non avete una rete interna?” “Eh, no!” “E guardare su Google?” “Eh, no!” “Mi scusi, ma le segretarie qui servono come i pompieri?”. Alla fine riesco a farmi dire che forse il mio immobile è gestito dalla loro filiale in rue du Général des Mes Marons. Così tutta l’allegra combriccola si dirige verso rue du Général des Mes Marons. E una volta arrivate, scopriamo che quella filiale non esiste più, perché si è trasferita in rue Mesonrot les Palles. E anche qui, ritorna il motivetto del bue che bevve l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo. Leggermente più scoraggiata (leggi: in lacrime sbattendo la testa contro il portone del palazzo), insieme all’allegra combriccola parto per rue Mesonrot les Palles. Una volta arrivata, una signora mi guarda con aria perplessa e mi chiede chi sono e cosa faccio lì. Le spiego tutta la questione del bue che bevve l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo, e lei mi reindirizza da una signorina che, deo gratias, decide di darmi una mano. Mi spiega che Cip è in ferie e Ciop è in congedo maternità e se Dio vuole mi indica cosa devo fare.

Dopo queste dodici fatiche di Ercole ci siamo godute un po’ di shopping (leggi: ho sbavato davanti un abitino di Petit Bateau che spero di potermi permettere con i saldi qui a Bologna) e un giro sugli Champs Elysées – o, tradotto in bolognese da mia zia, Sant’Elisè. Quando poggerete il mouse sulle immagini troverete anche le altre traduzioni da lei offerte per i luoghi visitati.

E, come promesso, ecco di nuovo delle foto. Siccome posso percepire la stanchezza nei vostri occhi a vedere foto sempre dello stesso posto – so che mettere sempre foto di Parigi è comunque meglio che mettere sempre foto di Madonna dei Fornelli, ma comunque gira che ti riprilla è sempre la stessa broda – ho deciso di tentare di dare un’angolazione differente rispetto alle mie classiche foto colorate-a-pastello-super-sdolciose-e-zuccherose-con-il-rosa-e-l’-azzurrino-e-il-verdino-ai-limiti-della-glicemia, e stavolta vi offro una Parigi by night. Per coloro di voi che fossero comunque affezionati (come me, poi) alle mie classiche foto colorate-a-pastello-super-sdolciose-e-zuccherose-con-il-rosa-e-l’-azzurrino-e-il-verdino-ai-limiti-della-glicemia, non temete. Una visitina a Ladurée con relativi scatti ai macarons come sempre non me la toglie nessuno.

Ed ecco poi le fotine zuccherose. Era impensabile credere che non ne avrei fatta nemmeno una.

Solo ora mi rendo conto di non avervi raccontato il mio Capodanno 2010. Questo sarà rilevante [N.d.R. Se leggete correttamente la parola “rilevante”, sappiate che è stata scritta così dopo numerosi tentativi] [N.d.R. Così come la parola “tentativi”] per ciò che andrò a narrare dopo. Quindi, apriamo un altro antefatto [N.d.R. Anche la parola “antefatto” ha dovuto subire una revisione. Se non l’avessimo fatta, a quest’ora la leggereste “antegatto”] [N.d.R. Però siccome “antegatto” tutto sommato ci piace, penso che la terremo così].

ANTEGATTO

Capodanno 2010. Sugarmama ha inspiegabilmente promesso ai suoi amici tedeschi e francesi che alla festa organizzata da una sua amica di Parigi avremmo preparato un vero ragù bolognese. Promessa alquanto azzardata, se teniamo in conto che io non sono nemmeno in grado di cuocere un uovo sodo e che qualunque cosa venga messa in mano a Sugarmama ha il 99% di possibilità di finire rotto/perso/distrutto/irrimediabilmente danneggiato. E pur tenendo conto di queste sgangherate premesse, ha deciso di promettere comunque. E, quel che è peggio, me lo viene a dire due ore prima della festa. Ora, trovare un macellaio aperto il 31 dicembre, è quantomeno improbabile. Tuttavia, grazie al fatto che Parigi è una città multietnica, siamo riuscite nell’impresa: abbiamo trovato una macelleria araba. Evidentemente, non avevano carne di maiale, quindi diciamo che è venuto un ragù monco e per di più fatto con carne halal. Oltretutto, non so se proprio perché era stato fatto con carne halal, è uscito il ragù più puzzolente che la storia ricordi. Chiariamoci: non una puzza puzza, diciamo la normale puzza di ragù (ammettiamolo, il ragù puzza) (quante volte ho scritto la parola “puzza” in questa frase?) amplificata dieci volte. Però è venuto buono. Certo, il fatto che abbiamo impiegato due ore per trovare gli ingredienti, e che il ragù necessita di almeno due-tre ore di cottura più una di preparazione, ha fatto sì che il cenone fosse pronto alle 23.00. Ma è un dettaglio.

FINE DELL’ANTEGATTO

Quindi, dopo il cenone di Capodanno con ragù di carne halal, non mi era rimasto altro da fare che il pranzo di Natale con carne kasher. Perché, come il 31, anche il 25 dicembre non è il giorno migliore per andare a fare la spesa. Ed ecco che ritorna in aiuto la multietnicità di Parigi, e soprattutto il fatto di avere la casa nel centro del quartiere ebraico. Poiché, per ovvie ragioni, gli ebrei non festeggiano il Natale, la macelleria ebraica sotto casa era aperta, e così abbiamo poituto mangiarci un bel polletto kasher arrosto.

Visto? Così si risolve il conflitto israeliano-palestinese e si riuniscono non due, ma ben quattro religioni: Capodanno Halal, Natale Kasher. Siamo dei geni della riappacificazione culinaria.

Certo, in realtà stare in una città multietnica significa non avere mai la certezza di dove andrai a fare la spesa. Se in teoria il giorno di riposo per gli arabi è il venerdì, per gli ebrei il sabato e per i cristiani la domenica, le cose si complicano quando l’arabo sotto casa decide di stare chiuso il lunedì perché fa digiuno, quando l’Hanukkah, la Festa delle Luci ebraica, cade dal 21 al 28 dicembre, e quando il 26 dicembre in Francia non è giorno festivo, facendo sì che in realtà quando pensavi di trovare aperto il cristiano è chiuso lui e anche l’arabo, quando l’ebreo doveva chiudere, è aperto lui e pure il cristiano, e magari un bel giorno sono chiusi tutti e tre. Insomma, non si sa mai quando è aperto chi e chi è aperto quando, cosa che ha messo non poco in crisi mia zia, che credeva che il pong [N.d.R. Internet point] fosse chiuso perché era lunedì, quando invece era chiuso solo perché erano le 8.30 del mattino.

e..

questo è tutto.

Non è vero. Vorrei fare un applauso all’OP che nonostante la sua rinomata diffidenza verso qualunque forma di tecnologia più avanzata di un calamaio, dopo essersi comprato un portatile, è anche riuscito ad installare correttamente Skype e a connettersi circa trecento volte nella giornata di oggi per videochattare dalle Marche con la sua Stufetta, cosa che l’ha resa felice – e stupita – circa trecento volte.

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11 thoughts on “Ragù halal, pollo kasher e castagne allucinogene.

  1. hetschaap scrive:

    Che bello! Ogni volta che leggo delle tue avventure parigine mi parte in testa una musica a caso di Mozart e mi vedo Maria Antonietta (o Kirsten Dunst, che poi fa lo stesso) che corre di rosa vestita per i corridoi di Versailles con la sua risata cristallina! Che meraviglia *________*

  2. frastellina scrive:

    Sono morta dal ridere!!! LOL! ♥
    Ps. carine anche le foto notturne, anche se quelle della Torre “Effiel” meritano un secondo tentativo. Belle come sempre quelle dai colori pastello, dolciose,ecc.ecc. (il mio genere preferito)
    Pps.sto macchinosamente mettendo a punto lo sbarco su wordpress. Contato che giusto ieri ho speso tutto il pomeriggio per fare l’header a colpi di Paint (Gimp e Photoshop, questi sconosciuti…), non so se sarò pronta per il grande sfratto del 31 gennaio.
    Tu, è già deciso, mi farai da consulente grafica.😀
    See you!

  3. @hetshaap: che cosa bella!!!😀 essere associata a quel periodo (o a quel film, che poi fa lo stesso :D) è un complimento adorabile ♥

    @fra: in che senso meritano un secondo tentativo? se è nel senso che non sono le migliori, eh, lo so.. ero senza cavalletto e in notturna ho fatto del mio meglio xD
    ps. ho visto! quando ho letto un tuo status su facebook sono andata a vedere se eri già passata e sono andata a dare un occhio🙂
    pps. dovresti fare l’header a risoluzione un po’ più alta😉

  4. Violaccia scrive:

    Parigi è decisamente una città che devo vedere anche con te, Vitty! “Vista da qui” assume colori sapori ed odori tutti nuovi e magnifici e mi provoca il classico sorriso che attraversa la mia faccia da parte a parte….sei atomica!! ^^

  5. LadyLindy scrive:

    tesoro, io te lo dico sempre che a Paris ci dobbiamo andare assieme. O con le tue adorabili compagne di viaggio, che va bene lo stesso.
    Ah, e poi una cosa importante: io in realtà ce l’avevo in mente il proposito di comprare casa là. Magari in rue du Général des Mes Marons. Ma non ho la minima idea di come funzioni in Francia. Tu come hai fatto?
    No, aspetta, questo merita un profondo scambio epistolare-mail-ico.

  6. @viola: grassie tesorino :* non sai quanto mi fa piacere vederti commentare qui ^^ e poi dai che la prossima volta riusciamo ad andare io e te e a trascinarci dietro pure la gisuy!

    @lady: hai ragione U.U rue du Général des Mes Marons è una via alquanto costosa. non so quanto sia il tuo budget, ma per quella (e ancora di più per rue Mesonrot les Balles) dovrebbe essere alto.
    in generale, ho guardato delle case che mi piacevano su internet, ho preso appuntamento con le agenzie immobiliari che le proponevano, le sono andata a vedere e mentre ero lì gli agenti me ne hanno proposte altre. ma se hai bisogno di ulteriori delucidazioni, la mia mail è aperta ^^

  7. La Rockeuse scrive:

    Anche io Parigi, anche io!
    Prima ci andavo spesso con mio padre, ora ci manco da anni😦
    che belle foto comunque (mi hanno fatto venir più voglia)

  8. @la Rockeuse: peccato!!! ritornaci al più presto, così poi vediamo anche le tue di foto, a me torna voglia di andarci, rifaccio le foto, a te ritorna voglia di andarci, fai le foto, e così alla fine dell’anno avremo rimpinguato le casse delle varie compagni aeree😀

  9. Farnocchia scrive:

    Tu stai fuori di testa…ahahahhaha! 😀
    detto ciò:
    1) la prossima volta che vai a Parigi chiamami che ti faccio da cuoca..occupo poco spazio, giuro!
    2) la vetrina con le ballerine è stupenda
    3)e basta co sti dolcetti! un po’ di rispetto per chi, dopo aver campato col panettone per 10 giorni, è tornato in palestra! oh!

  10. muahahah. lo so.😄
    1. in genere faccio sempre in modo di andare in vacanza con persone che sanno cucinare, l’unica volta che non l’ho fatto abbiamo mangiato purè riscaldato per una settimana ahahah in quel caso un cuoco in valigia può tornare utile xD
    2. anche le ballerine (le scarpe, non le signorine) oltre la vetrina erano bellissime *-*
    3. ma che palestra! i dolci sono l’unica risposta!!!

  11. […] sembra contenta come a un funerale, Tata (nel caso non ve la ricordaste, vergognatevi e poi fate click qui per rinfrescare la memoria) cerca di entrare di straforo dietro alla foto, Betta è girata dalla […]

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