Memorandum

Nei prossimi giorni scriverò un post dei miei soliti. Questo sarà brevissimo, ma necessario, solo per ricordarvi che siamo le ultime generazioni che potranno sentire i racconti della guerra direttamente da chi li ha vissuti.

Pochi giorni fa, studiando per l’esame di letteratura italiana,ho letto sul manuale una frase che mi ha colpito: “Per il neorealismo post-bellico, lo scrittore non è più un letterato, ma un testimone”. Ho avuto la fortuna di assistere personalmente a due conferenze di due sopravvissuti di Auschwitz, Liliana Segre e Elie Wiesel. Ma credo che ognuno di noi abbia la fortuna di conoscere qualcuno che ha vissuto quel periodo: chiediamo a chi conosciamo; potremo raccontare a chi verrà dopo di noi, e spiegheremo loro perché il 27 Gennaio è IL giorno da ricordare.

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai».

Elie Wiesel

«Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. […] C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo».

Primo Levi

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13 thoughts on “Memorandum

  1. Silvana ha detto:

    Proprio ora ho finito di vedere una trasmissione su Auschwitz, una bambina sopravvissuta agli esperimenti di Mengele che dice una cosa terribile: “Auschwitz era così orrenda che neppure Dio voleva venirci”.

  2. La Rockeuse ha detto:

    Entrambi brani molto belli e significativi, ottima scelta 🙂

  3. @Scricci: già, ho sentito prima mentre andavo in cucina.. atroce e cruda testimonianza. cercherò anche io di vedere il documentario, dove lo trovo? puoi mandarmi il link?

    @La Rockeuse: grazie, cercavo solamente un pezzo da “Se questo è un uomo” e ho ritrovato anche quello da “La notte” di Elie Wiesel, proprio sul ricordo, e non ho potuto non metterlo.

  4. Farnocchia ha detto:

    Qualche mese fa ho visito il museo storico della Liberazione (https://www.facebook.com/pages/Museo-storico-della-Liberazione/75660880761) dove ebrei, partigiani, prigionieri politici e “normalissimi” cittadini romani vennero massacrati ed ammazzati dai tedeschi. La guida era il figlio di uno delle tante vittime, a sua volta imprigionato… e dopo tanti anni che ripete le stesse coinvolgenti frasi ha ancora le lacrime agli occhi (ed io ovviamente l’ho seguito alla grande).
    Come si può dimenticare???

  5. LadyLindy ha detto:

    io proprio non mi capacito.
    Non riesco a capire come tutto questo sia successo. Si sapeva o no? Se sì, perché non si è fatto nulla?
    E come bisogna ricordare? Non si rischia di ottenere l’effetto contrario?
    Una cosa del genere può accadere di nuovo? (Ad esempio, l’inquietante film L’onda – Die Welle fa davvero pensare, in questo senso)
    Su Dio non inizio nemmeno a disquisire.

    Ma poi la cosa più triste del presente: a scuola, nessun professore che ce ne abbia parlato. L’oblio. Solo oggi, il giorno dopo, c’è stato un discorso sensato (su richiesta nostra – la prof in questo caso è stata davvero brava).

  6. @Farnocchia: non faccio fatica a crederci. lo zio dell’OP è stato in un campo e ancora non ne parla proprio. penso sia veramente impossibile superare e rimuovere il ricordo di certe esperienze.

    @Lady: “Si sapeva o no? Se sì, perché non si è fatto nulla?”.. ci sono tante teorie al riguardo, io personalmente ritengo che non tutti sapessero, e soprattutto che nessuno volesse sapere. Hitler aveva tirato fuori i tedeschi da una situazione economica pietosa, dicendo addio ai debiti di guerra della I G.M, quindi da parte del popolo penso che fosse anche plausibile il far finta di niente e il chiudere gli occhi fingendo che tali atrocità non esistessero (tenendo presente che penso che nessun cittadino tedesco avesse idea di come precisamente funzionassero i campi). per quanto riguarda altri, ci lucravano sopra. e ricordiamo che già dal 1800, in tutta europa, c’era una generale altissima insofferenza nei confronti dell’ebraismo: il cosiddetto “Affaire Dreyfus”, che spinse Zola a scrivere il suo “J’accuse”, scoppiò in Francia, non in Germania; siamo il frutto della nostra storia (cit.), cose di queste proporzioni non avvengono perché un giorno un folle invasato come Hitler decide che un popolo va sterminato.
    dirò di più: se uno scrittore come Mantegazza scrive nel 1897 “L’anno 3000”, in cui immagina una società utopica (attenzione al termine: utopica, quindi dal suo punto di vista auspicabile) dove i bambini con un cervello ritenuto non sufficientemente sviluppato vengono bruciati in forni crematori, si potrebbe addirittura pensare che lo sterminio fosse prevedibile.
    “E come bisogna ricordare? Non si rischia di ottenere l’effetto contrario?”.. ognuno ricorda a modo proprio. magari c’è chi prega, chi si informa, chi legge, chi studia, chi ne parla. parlando ovviamente per me, trovo che il modo giusto per ricordare sia capire cosa ha portato a uno sviluppo simile, e ricercare l’errore in ciò che avviene ora, per rendersi conto di ciò che accade. non credo che ricordando si ottenga l’effetto contrario. lo studio della storia impedirebbe di ricadere negli errori del passato. per quanto riguarda gli errori futuri, purtroppo sì, sbaglieremo ancora, dal momento che la storia non riceve mai il riconoscimento che merita. speriamo almeno che gli errori siano nuovi.
    “Una cosa del genere può accadere di nuovo?”.. purtroppo sì, ecco perché nascono film di questo tipo, sono il riflesso di una paura che fatti del genere si riproducano, e le paure si fondano su basi solide. e sta già accadendo, proprio come ricorda Speradisole nel commento sotto al tuo. l’onda è un film interessantissimo, e su questa tematica hanno lavorato anche moltissimi scrittori, specialmente durante il secondo dopoguerra, quando tutto era ancora ben chiaro in mente e quando si temeva di ricaderci più in fretta, e la letteratura fantastico-distopica ha avuto interessanti sviluppi, basti pensare a 1984 di Orwell (ancora paurosamente attuale), il Signore delle mosche di Golding, o la raccolta Gog di Papini, di poco antecedente alla guerra.
    Ecco, il fatto che nessuno a voi a scuola abbia detto nulla, è la dimostrazione che invece, come al solito, le persone dimenticano la storia e la sua importanza, ricordandosene quando è troppo tardi. E in questo caso è ancora peggio, perché ha dimenticato chi dovrebbe ricordare e spiegare ad altri, ossia dei professori.

  7. speradisole ha detto:

    Se le persone dovessero trarre un insegnamento da quel grande male che è stato il nazismo, con le sue leggi, dovrebbero andare più spesso in pellegrinaggio in quei posti, testimoni di atrocità infinite.
    E da lì promettere di ricominciare con anni di pace e con tutti gli sforzi possibili perchè non accada mai più.
    Ma l’umanità ha in sè del malvagio.
    Ciò che fu in Germania, ora è in Darfur, in Libia, nello Yemen, in Iraq, ed in tutte quelle parti del mondo dove non c’è pace, ma non c’è neppure la neppure la cultura della pace e della convivenza, c’è solo sete di potere.
    Ciao carissima, buona domenica.

  8. frastellina ha detto:

    Rimango sempre profondamente toccata da ciò che riguarda l’Olocausto.
    Ogni anno puntualmente mi ritrovo a visionare documentari, libri e testimonianze, ed è sempre come se fosse la prima volta. Lacrime, dolore, frustrazione per un’ingiustizia perpetrata da uomini su altri uomini.
    In una certa misura, credo faccia parte dell’uomo prendere le distanze da un tale ammasso di dolore e distruzione ingiustificabili: fa parte dell’istinto di sopravvivenza.
    Però credo anche che ricordare sia indispensabile per non ripetere l’errore. Vorrei che l’ Informazione servisse proprio a questo e non fosse solo un mezzo di gossip per trastullarci sui vizi privati di tanti uomini di potere.

    Grazie per avermi ricordato l’incontro con Elie Wiesel. Prima di leggerti, non era che uno sbiadito ricordo dei tempi del liceo

  9. frastellina ha detto:

    ps. e ricordo anche il campo di concentramento visitato durante la gita a Praga…

  10. Gibran ha detto:

    Ci ricordiamo una volta all’anno di Auschwitz,ma ha ragione speradisole quanti bambini vecchi donne sparsi per il mondo ogni giorno soffrono muoiono,vengono seviziati e nessuno fa niente nessuno ne parla sono umani anche loro.
    Ciao a presto.
    PS Si potrebbe scrivere all’infinito delle atrocità passate presente e forse anche future,l’uomo non cambia.

  11. @Speradisole: concordo con lei: mi è bastato vedere le foto di mio padre che ha fatto una decina d’anni fa nei campi polacchi e tedeschi, tra i quali Auschwitz, per farmi rendere conto che trovarsi in quei luoghi e sentire la presenza di quei fantasmi addosso è tutta un’altra cosa che sentirne parlare astrattamente in un documentario. alcuni luoghi assorbono la guerra più di altri, per questo continuerò ad amare molto di più la Berlino vista subito dopo la caduta del Muro piuttosto che quella attuale, o anche l’Irlanda del nord (quando l’ho visitata era ancora in guerra): sono le occasioni in cui la storia diventa visibile, ed è così che si àncora alla memoria. mi piacerebbe prima o poi fare un pellegrinaggio, come dice giustamente lei, nei luoghi della Shoah.
    e purtroppo è verissimo che l’uomo è malvagio. la gente dimentica gli altri genocidi perché non sono stati programmati e scientifici come quello di Hitler; mascherati da guerre diventano più accettabili, quando accettabili non sono.
    buona settimana anche a lei, dott!

    @Fra: concordo con tutto ciò che hai scritto, è umano rimuovere il ricordo del trauma. ma è nel momento che viene riportato a galla che si può superare, per quanto doloroso e nuovamente traumatico sia.
    Elie Wiesel, parliamone: alcune cose non le ricordo nemmeno io. che anno era? dove eravamo? con chi andammo?

    @Gibran: per come la vedo io infatti, la Giornata della Memoria dovrebbe essere una “scusa” per ricordare almeno una volta l’anno tutti i genocidi e gli sterminii, non solo quello ebraico. il giorno è ovviamente una data convenzionale che ricorda il simbolo per antonomasia dello sterminio, ossia Auschwitz, ma ogni giorno dell’anno sarebbe valido.
    ed è vero, l’uomo non cambia. certo, guardando il lato positivo della cosa, se Hitler stesso avesse studiato ciò che era successo a Napoleone, non avrebbe invaso la Russia in inverno e forse avrebbe vinto la guerra. quindi, per una volta, l’ottusità dell’uomo nei confronti degli errori passati è venuta utile.
    ps. benvenuto nel blog!

  12. frastellina ha detto:

    sai che ho guardato sui diari del liceo,e non è segnato nulla…Strano. Forse era il 2006, l’anno della maturità (sul diario c’è una pag con scritto “Congresso yemenita”…bah!)… mi sa che andammo con la prof d’histoire di allora, l’Apostolico. Alla sede della Provincia. Boh, chiederò alla Stè, è lei l’archivio storico.

  13. Così vicino? Mi pareva prima, credevo addirittura che ci fosse la Guillotin..

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