Sfondiamoci di oro e di rum!

Ciao, sono la Ragazza con la Valigia e ho un problema.

Ciao, la Ragazza con la Valigia!

Il mio problema è che sono appena tornata da Cipro, e questo è non solo un problema perché sono appena tornata da Cipro, e come in tutti i viaggi belli vorrei già ripartire, ma anche perché devo fare una cernita tra 574 tra video e foto e non ho la più pallida idea di come condividere tutto qui sul blog. Dal momento che evidentemente non posso postarvi 574 foto in un solo post, ho deciso che la cosa migliore sarà spalmarle su vari post divisi per tema; non per ordine di città visitate: non credo che sentirò l’OP prima di domani e senza il suo aiuto è assolutamente impossibile che io mi ricordi l’ordine

parli dell’OP e guarda chi chiama proprio in quel secondo!

quindi dicevo che anche ora che abbiamo l’ordine delle città visitate ho comunque deciso che mi sembra più carino dividerle per vari temi, così da dare un ordine artistico a tutto l’ambaradan. Magari tenterò di affiancare due o più temi in un unico post, così non ce ne sarà, ad esempio, uno interamente dedicato ai fiori, che, per quanto belli siano, non si può dire che siano effettivamente caratteristici solo di Cipro.

Non ho idea di quanti post verranno alla fine. Vi risparmierò alcune delle foto, come ad esempio quella fatta al tubo di Ringo che stavamo mangiando appena arrivati all’aeroporto di Larnaca, tubo che è subito diventato simbolo per eccellenza dell’isola, dato che sia i Ringo che Cipro sono composti da una parte di biscotto alla vaniglia e una parte di biscotto al cacao con in mezzo la crema. L’allegoria ci è stata gentilmente offerta da una nuova personaggia (che in verità conosco dal primo anno di università ma che ha acquisito un soprannome solo dopo questa fantastica gita) che verrà d’ora in avanti chiamata con l’appellativo di “il Pirata” o “Barbapapà”. O anche “il Pirata Barbapapà”. Con lei abbiamo deciso di mollare l’università per salpare per Tortuga a sfondarci di oro e di rum [cit. dal Pirata Barbapapà]. Per quanto dunque l’allegoria fosse calzante e conseguentemente il tubo di Ringo mi sembrasse assolutamente degno di essere immortalato, non ritengo necessario pubblicarlo qui, perché, insomma, chi di voi non ha mai visto un tubo di Ringo?

AGGIORNAMENTO – IL GIORNO DOPO

Ok. Dopo sole 3694 ore di lavoro (esponenzialmente aumentate a. dalla scoperta di nuovi fantasticissimi plugins di Gimp, che hanno fatto sì che le possibilità di modifica delle foto si moltiplicassero in proporzioni epiche, rendendomi una vittima immolata sull’altare dell’indecisione e b. dalle improponibilmente gigantesche dimensioni delle foto di Colette rispetto a quelle della macchina precedente, che rendono eternamente lunghe le operazioni) abbiamo deciso che vi propineremo le foto in ordine di città visitata, perché per tema veniva una noia. Quindi direi che ora possiamo mettere, toh.. i primi due-tre giorni di viaggio. Per la cronaca, la scarsità di immagini relative a città è da imputare al fatto che, essendo il viaggio organizzato dal corso di Storia Greca, si sono visti prevalentemente siti archeologici.

Fifteen Men on a Dead Man’s Chest

Alla fine le foto hanno assunto un ordine a casaccio. Cioè, l’ordine che mi ispirava. Un ordine sparso. Vabbè, tanto lo sapete che questo blog non ha regola alcuna.

Ci vediamo nei prossimi giorni per il resto delle foto e del viaggio!

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , ,

Il bucato mi ha steso – Episodio II

Ecco che, dopo i “Paperino e la 313″, inauguriamo una nuova serie!

Siccome tra quattro giorni parto per Cipro, logicamente avrò bisogno di bucato pulito, così da partire bella, in ordine e profumata.

Attenti all’ultima parola, è la parola chiave.

Così, oggi sono andata a fare il bucato alla solita lavanderia a gettoni. Prima mi sono fermata alla Coop per comprare l’ammorbidente e, dopo ponderata riflessione (non avete idea di che piaga posso essere al supermercato, oltre che per il fatto che boicotto metà delle marche in esposizione, il chè rende difficoltosa la ricerca di cose acquistabili, controllo anche il rapporto quantità/prezzo; se poi c’è da scegliere tra differenti profumazioni è la fine), ho deciso di prendere l'”ammorbidente concentrato Coop Gocce di Magia” – per un momento ero stata indecisa con “Gocce di Rugiada” per via del nome più accattivante, ma poi la profumazione di Gocce di Magia ha avuto la meglio – e sono andata in lavanderia.

Ora, vi riporto esattamente quello che c’è scritto sull’etichetta. Se pensassi seriamente di potercela fare da sola sicuramente accadrebbe qualcosa di irreparabile, tipo schiuma che impazzisce e invade la città, cortocircuiti da trasformare Bologna nella New York del grande blackout del 1977 (cliccare qui per sapere che diamine sto dicendo), esplosioni di lavatrici da far impallidire gli esperimenti nucleari americani sugli atolli disabitati del Pacifico. Conseguentemente, leggo e seguo religiosamente le istruzioni riportate sulle etichette dei prodotti che non ho idea di come utilizzare.

Ora ditemi. Sono io che sono scema (evitare facili battute) o c’è davvero scritto “Usalo puro in lavatrice senza diluire”? E poco prima, “In lavatrice per 4-5kg di biancheria 1 tappo – 30ml”? Bene. Dal momento che non avevo 4-5kg di biancheria, anche se l’ho fatta nella lavatrice da 7kg, ne ho messo un po’ meno.. tipo 3/4 di tappo.

Sul momento sembrava andare tutto bene. Anche quando ho fatto asciugare la roba nell’asciugatrice. Anche quando l’ho piegata e messa nella sacca. Non so se poi il tutto abbia fermentato come un pezzo di Camembert sotto il sole nel tempo in cui arrivavo a casa. Il risultato è che quando ho tirato fuori il bucato dal borsone e ho iniziato a metterne una parte nell’armadio – la comodità dei bucati delicati di fibre scivolose e maglia, non vanno stirati – e un’altra parte appoggiata sul termosifone perché si asciugasse bene prima di metterlo via, si è sprigionata una nube tossica di Gocce di Magia che ha impestato irrimediabilmente tutta l’aria disponibile in camera mia. Aprire la finestra non solo non ha contribuito alla dispersione del profumo esagerato, ma ha avuto l’effetto collaterale completamente controproducente di far entrare anche tutta la puzza di smog. Avere la finestra che dà praticamente su una strada parecchio trafficata non aiuta. Uno stallo messicano: se respiro in camera, asfissio dal profumo; se respiro fuori dalla finestra, asfissio dalla puzza. Tra monossido di carbonio e cloruro di benzalconio ho preferito sniffare il secondo, che almeno ha un buon odore.

Forse potrei indossare tutti i vestiti uno sopra all’altro e poi sudarci dentro, così magari smettono di profumare. É assurdo, profumano anche dopo averli rinchiusi nei cassetti. Praticamente una camera a gas. Magica.

Spiegatemi: dove ho sbagliato?

AGGIORNAMENTO – 5 MINUTI DOPO

Sto iniziando a preferire il monossido di carbonio.

AGGIORNAMENTO – LA MATTINA DOPO

Maledetto ammorbidente.

Mi sono svegliata con tutte le mucose di naso e gola in fiamme, riesco a malapena a parlare senza sembrare un trans brasiliano. Maledetto ammorbidente.

Contrassegnato da tag , , ,

Gita a Venezia in super-ritardo e ritratti di famiglia.

Mi è stato giustamente fatto notare che è un pochino di tempo che non scrivo nulla, e in effetti mi è sembrato sbagliato privarvi così a lungo dei miei tanto attesi post.

La verità è che è tutta colpa di Tumblr. Se su Tumblr la smettessero di mettere foto bellissime di posti bellissimi, io la smetterei di tentare di organizzare viaggi per la Polinesia Francese e starei qui a scrivere. A proposito, qualora organizzassi una colletta sul blog, qualcuno contribuirebbe con misericordia a farmi le elemosina così da farmi partire con la promessa di nuovi meravigliosi post?

Inoltre non ci sono stati grandi aggiornamenti, a parte il breve annuale tour a Venezia dai nonni per il Carnevale, durante il quale ho fatto sia foto che video, che sfortunatamente però sono venuti così tanto da schifo che non ne posterò nemmeno uno per la vergogna. Ciononostante, posso raccontarvi almeno alcuni aneddoti carini riguardo al soggiorno, che si possono riassumere in [inserire qui numero dopo averli elencati] episodi:

1. Mio cugino si è vestito da trans. Cioè, avrebbe dovuto essere semplicemente vestito da donna, ma il risultato è stato più simile a un trans. Mi ha fatto giurare che non avrei messo le sue foto online, cosa del tutto inappropriata visto che così tutti avrebbero potuto vedere con che razza di tacchi (miei) è andato in giro tutto il pomeriggio, dimostrando una notevole sopportazione del dolore. Anche le mie scarpe hanno dimostrato una notevole sopportazione del dolore, visto che mio cugino porta il 43 e io il 37. Nonostante quindi il tacco si piegasse da un lato come uno spaghetto sul lato della pentola quando inizia a cuocersi, nonostante il suo incedere assomigliasse a quello del protagonista di Jurassic Park (e non parlo di Sam Neill, parlo del tirannosauro), e nonostante un mio “iiiiiiiih!” e “aaaarghh” ad ogni suo passo, le mie scarpe hanno retto senza disintegrarsi, il chè prova non solo che mio cugino ha del talento, ma che le scarpe di Barbès sono le migliori mai prodotte.

2. C’è gente che parla nel sonno, gente che cammina nel sonno e gente che russa nel sonno. Mia nonna prega nel sonno. Sì. L’interessante scoperta è avvenuta la seconda sera che ho dormito con lei. Mi stavo mettendo il pigiama, quando sento mia nonna – che credevo essere addormentata – che mi dice qualcosa. Non capisco e le urlo che cosa ha detto [N.d.R. La nonna veneziana della R.c.l.V. è sorda come una campana, perciò d’ora in poi qualunque verbo che indichi un’azione parlata verrà sostituito dal verbo “urlare”]. Non ottengo risposta. Ma subito dopo, eccola di nuovo. “Prega per noi pecczzzori.. dszzzlrzzz nostra mortzzz..”. Amen. È andata avanti con il rosario fino al momento in cui mi sono infilata sotto le coperte ghiacciate [N.d.R. Poiché come si può immaginare Venezia non è la città dal clima più secco d’Italia, in inverno si produce un affascinante fenomeno: quando ci si infila in mezzo alle coperte non sono solo fredde. Sono bagnate. Cioè, non è che mia nonna mi costringa seriamente a dormire sotto lenzuola bagnate, sia chiaro. Sono talmente umide che sembrano bagnate. Così non solo si ha freddo perché è inverno, ma si avrà freddo anche il mattino dopo, perché l’umidità si sarà infilata dentro al pigiama e dentro alle ossa], momento in cui mia nonna mi ha urlato nell’orecchio “PAOLO TI GA’ PORTA’ A CASA?” [N.d.R. Paolo è uno dei due zii della R.c.l.V., dal quale si era recata a cenare]. Io ho a mia volta urlato un sì che lei non ha sentito, visto che si era già tolta l’apparecchio – ho tentato di spiegarle che è inutile che mi faccia le domande senza l’apparecchio acustico, che tanto non sente le risposte, ma da quell’orecchio non ci sente; e nemmeno dall’altro, in effetti, comunque – così ha urlato di nuovo “PAOLO TI GA’ PORTA’ A CASA?” e io ho urlato di nuovo sì.

Questo ci introduce ad un altro importante punto delle visite a Venezia, e cioè che mia nonna più o meno capisce l’italiano, ma non lo parla. E io più o meno capisco il veneziano, ma non lo parlo. Questo ogni volta ci fa sentire ancora di più la mancanza di mio nonno, che oltre che con il suo nomignolo interfamiliare “il Cocchiere” era conosciuto anche come “l’Interprete”. Il soprannome era stato coniato dopo un divertente alterco con mia nonna quando ero piccola. Durante un mio soggiorno estivo, prima di andare a dormire, la nonna mi aveva avvertita di stare attenta ai musatti, e di proteggermi schissandoli con un sugaman bagnà, cosa che mi aveva alquanto angosciato, dal momento che non avevo idea di cosa fossero i musatti nè di quanto pericolosi potessero essere, nè soprattutto di cosa avrei dovuto fare per proteggermi. Quando la mattina dopo mia nonna ha trovato il muro coperto di schizzi di sangue e me piena di ferite, prima di incazzarsi per il fatto di dover ripulire la parete, ha chiamato mio nonno – l’Interprete, per l’appunto – affinché mi spiegasse che i musatti sono le temutissime zanzare veneziane e che avrei dovuto farle fuori con un asciugamano bagnato, che le acchiappa prima che si spatacchino sporcando il muro {N.d.R. No. Le zanzare veneziane non sono uguali al resto delle zanzare italiane. A Venezia sono stati i primi ad avere zanzare che pungevano di giorno, molto prima della nascita della prima zanzara tigre; sono zanzare bioniche che non si staccano neanche quando le hai spiaccicate e che attaccano in nugoli tanto folti da potersi trovare anche con una ventina di loro attaccate addosso, senza più sapere da che parte iniziare per scacciarle; iniettano una sostanza almeno dieci volte più prudolosa delle altre zanzare; l’Autan lo mangiano a colazione [inoltre, la grande presenza di zampironi sui davanzali ha lasciato a me una curiosa forma di tossicodipendenza; credo di essere l’unica persona al mondo che ama alla follia l’odore degli zampironi]; un’estate, dopo una settimana che stavo lì, ricordo di aver contato 76 pizzichi [altro curioso fatto linguistico: ancora oggi devo impegnarmi per ricordare che si dice “pizzichi”, perché l’etimologia della parola per me è così legata a Venezia che io continuo a dire “becchi”] solo sulle gambe}. Per chi conosce il veneto – ma vi prego, anche per chi non lo capisce – consiglio questa geniale canzone reggae che riassume perfettamente la mia esperienza. Inoltre la parte parlata in mezzo al pezzo sembra una registrazione dei miei nonni.

Carlo e Giorgio – Autan

[N.d.R. A questo punto la redazione del post ha subito una brusca e prolungata pausa per poter cantare con fare convinto per due ore “passime l’Autan, passime l’Autan, passime passime passime l’Autan”].

3. Mi sono persa la cena luculliana preparata dai miei parenti per la sera in cui è arrivato l’OP, a causa di un mal di testa di proporzioni epiche che mi ha costretta a letto per metà serata, sdraiata sotto il cappotto con solo una gamba di fuori perché non avevo la forza di coprirla. Gesto sconsiderato da parte mia, perché ha permesso a mio zio [N.d.R. Non Zio Paolo, Zio Andrea] di entrare in camera, proprio mentre il mal di testa stava iniziando ad andarsene, svegliandomi per chiedermi dove avevo messo l’altra gamba.

Sul momento se avessi avuto la forza gli avrei mangiato il naso, ma ripensandoci il mattino dopo non la smettevo più di ridere.

Nel caso non l’abbiate capito, quello veneziano è il lato della famiglia dal quale ho preso il mio senso dell’umorismo vagamente surreale.

Il fatto di avere mal di testa come dicevo mi ha fatto perdere le canocchie, i peoci e le pevarase, cosa per la quale mi sono mangiata le mani fino ai gomiti, visto che amo la cucina di pesce e che in queste occasioni la mia famiglia dà il meglio di sè. Oh, beh. Vorrà dire che dovrò tornare presto.

E siccome ormai vi ho parlato della mia famiglia anche da parte veneziana, diamo loro un volto con le mie due foto preferite, che prima o poi verranno rubate da casa di mia nonna perché le adoro. Per leggere gli aneddoti allegati, come sempre poggiare il mouse sulle immagini (lo so che vi tambusso i maroni ogni volta con ‘sta cosa, ma ci tengo, oh!).

Prima o poi, a costo di rischiare la vita (mia mamma potrebbe uccidermi, lo so) metterò anche la mia foto preferita della famiglia dalla parte di Bologna, quella del matrimonio di mio prozio, in cui mia nonna sembra contenta come a un funerale, Tata (nel caso non ve la ricordaste, vergognatevi e poi fate click qui per rinfrescare la memoria) cerca di entrare di straforo dietro alla foto, Betta è girata dalla parte opposta all’obiettivo e mia mamma ha una faccia sofferente come se quello fosse il suo ultimo giorno di vacanze prima di tornare a scuola. Un capolavoro di ritratto di famiglia.

UPDATE

Due ore dopo, sto ancora cantando “passime l’Autan, passime l’Autan, passime passime passime l’Autan”.

Contrassegnato da tag , , ,

Io, me e Colette (e l’OP, e gli animali della foresta)

Guardate bene questo video.

L’avete visto?

Credevate forse che fosse la casa dei Sette Nani con Biancaneve che fa le pulizie?

Sbagliavate. Quella è casa dell’OP, e quello è l’OP.

Il mio moroso non è il principe azzurro, è una principessa Disney. Se mettessi io delle briciole sul mio davanzale nel giro di cinque minuti mi troverei con un’invasione di formiche e cornacchie, e invece a lui capitano questi!

Non è la bestiolina più pucciosa? Invidia, invidia, INVIDIA per lui – anzi, sua mamma che ha scattato la foto – che trova questo davanti alla porta d’entrata, e uno azzurro e giallo (SÌ! AZZURRO E GIALLO!

COME QUELLI NEL VIDEO!!!) che lo osserva dalla finestra mentre studia. Ho fatto male a mettere la foto del pettirosso obeso, mi dà il malsano impulso di voler mordere lo schermo del pc.

MA! Non era questo il vero motivo per cui ho scritto il post!

[N.d.R. Invece sì, dai.. almeno ammettilo..]

[N.d.R.c.l.V. No, davvero, volevo già scriverlo prima che l’OP mi inviasse la foto!]

[N.d.R. Come no, ma a chi vuoi darla a bere? Tutti sanno che hai un debole per gli animali grassi, tipo i carlini, i grizzly, i vombati, i criceti, le marmotte e i gatti in sovrappeso, ti serviva solo una scusa per poterne finalmente parlare su questo blog]

[N.d.R.c.l.V. E vabbè, tanto sapete tutto voi!]

[N.d.R. Certo che sappiamo tutto noi, siamo la Redazione!]

Dicevo?

Ah, sì. Non è questo il vero motivo per cui ho scritto il post. La verità è che volevo presentarvi un nuovo membro della Famiglia Tecnologia della RclV! Da qualche mese a questa parte, sto risparmiando in vista di un acquisto (sì, di quelli intelligenti e ponderati!): una macchina fotografica reflex che sia ufficialmente mia e non rubata a mia mamma. E così, sfidando [N.d.R. ecco un’altra di quelle parole che la RclV non è in grado di scrivere senza fatica e concentrazione; riuscita dopo il primo tentativo fallito, “sifdanto”] [N.d.R.c.l.V. Ma dico, abbiamo finito di screditarmi così?!] la tormenta glaciale, forte del fatto che nessuno sarebbe stato così scemo da uscire per andare a comprare l’ultima macchina fotografica disponibile in negozio, sono uscita e sono andata a prenderla. Si chiama Colette. Quindi vi lascio alle fotine e al piccolo video che ho fatto; e mi raccomando, per i retroscena poggiate il mouse sulle foto!

E siccome questo post mi sembrava eccessivamente serio, ecco qui due foto dense di significato, tra cui una del mio amato Buondì.

E, dulcis in fundo, ecco il mio primo cortissimometraggio! (Che visto qui non è un granché, se lo vedete su Vimeo potete cliccare su HD e vederlo in HD, che rende senz’altro meglio.. se no cosa ho comprato la macchina che fa video in HD a fare?).

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Ho vinto un premio!

Allora, innanzitutto iniziamo col dire che ho ricevuto il primo premio della mia esistenza – sì: non ho mai vinto niente nemmeno a tombola o alla lotteria di Ferragosto di Zaccanesca – e me l’ha dato l’adorabile blogger dall’ancor più meglio nick La Rockeuse, e funziona così.

– ringrazia la persona che ti ha premiato con l’award, includendo un link sul tuo blog [Fatto ]
– condividi 7 informazioni a caso su di te [Fatto sotto ]
– manda l’award ad altri 15 blogger che ti piace seguire e faglielo sapere [Fatto sotto di nuovo. Ma non sono 15, perché non ne ho così tanti ]

E siccome mi hanno taggata anche in un altro giochino, in questo post di OBlezio, che non sapevo nemmeno mi seguisse (sempre per la serie: qui dalla Ragazza con la Valigia siamo sempre aggiornati in tempo reale sui fatti del mondo e in particolare su quelli che ci riguardano), ormai unisco tutto in un unico post. Per questo tag dovevo invece stabilire una classifica di 7 miei post (il 7 ritorna!) e ritaggare 7 blogger.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , ,